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Vimodrone si adegua alla Direttiva UE: Installati nuovi filtri per combattere i PFAS e garantire acqua sicura

A Vimodrone l’acqua torna al centro di una scelta concreta: nuovi impianti per filtrarla meglio, più controlli, informazioni chiare. È un passo tecnico, certo, ma anche un gesto di fiducia reciproca tra istituzioni e cittadini: bere dal rubinetto e sentirsi al sicuro.

Bere bene, oggi, significa prima di tutto sapere cosa c’è nel bicchiere. In tanti ci pensano quando riempiono la borraccia dei figli o mettono a bollire l’acqua per la pasta. È qui che entra in gioco la nuova Direttiva UE sull’acqua potabile, che mette un faro su sostanze emergenti come i PFAS, i cosiddetti “forever chemicals”. Non si vedono, non si sentono, ma la scienza li studia da anni per la loro persistenza ambientale e per i possibili effetti sulla salute nel lungo periodo.

Cosa prevede la nuova Direttiva europea sull’acqua potabile

La Direttiva (UE) 2020/2184 ha aggiornato gli standard di sicurezza. Tra le novità: limiti specifici per i PFAS. Gli Stati membri devono raggiungere parametri più severi entro le scadenze fissate, con due approcci di controllo: la somma di alcune molecole prioritarie con valore massimo indicativo di 0,10 microgrammi per litro, oppure un tetto per il “PFAS totale” (misurato come frazione organofluorinata) fino a 0,50 microgrammi per litro. L’Italia ha recepito queste regole nel 2023 e i gestori sono tenuti a rafforzare monitoraggi e prevenzione.

Tradotto: meno sostanze indesiderate nel rubinetto, analisi più frequenti, trasparenza verso i cittadini. Non è uno slogan. È un cambio di passo che spinge i Comuni ad adeguare reti e impianti idrici.

Ed è qui che entra Vimodrone. La città ha iniziato a muoversi con una scelta pratica e misurabile, senza annunci roboanti. Chi passa davanti ai pozzi o alle cabine tecniche lo nota: lavori finiti, sistemi nuovi, cartelli di cantiere che parlano chiaro.

Cosa cambia a Vimodrone: filtri, controlli, tempi

Sono stati installati nuovi filtri negli impianti di via Cadorna e via Tobagi, i due punti strategici per l’approvvigionamento locale. L’obiettivo è limitare in modo efficace i PFAS e restare sotto i valori previsti dalla Direttiva. La tecnologia più usata in Europa, e verosimilmente adottata anche qui, è fatta di letti di carbone attivo granulare e, in alcuni casi, di resine a scambio ionico: materiali che catturano le molecole indesiderate e le trattengono fino a sostituzione programmata. Il Comune e il gestore non hanno diffuso finora schede tecniche dettagliate; è un dato assente, e vale la pena segnalarlo con chiarezza.

Cosa aspettarsi nelle prossime settimane? Analisi di verifica in uscita dagli impianti e campionamenti sulla rete. I monitoraggi specifici sui PFAS, per prassi, si eseguono in laboratorio con metodi sensibili; per i parametri di base ci sono sensori in continuo. È probabile che i risultati aggiornati vengano pubblicati sui canali istituzionali: è una buona abitudine, utile a chi vuole controllare come sta l’acqua sicura che beve ogni giorno.

Intanto, l’effetto di questi interventi si misura anche nella vita di quartiere. La signora che riempie due caraffe in cucina e dice “così stiamo tranquilli”. La fontanella al parco che torna ad essere una sosta, non un dubbio. Piccoli gesti, ma rivelatori di quanto il tema ci riguardi.

Una nota importante: i filtri non sono un lasciapassare eterno. Vanno gestiti, sostituiti, controllati. La sfida vera è la continuità. La Direttiva chiede proprio questo: manutenzione, prevenzione, trasparenza. E una collaborazione tra istituzioni e cittadini che non si esaurisca a fine cantiere.

Alla fine, tutto parte da un rubinetto che si apre senza pensarci troppo. Possiamo tornare a quel gesto con leggerezza? Forse sì, se ci fidiamo dei dati, se restiamo vigili e se ogni upgrade come quello di Vimodrone diventa normalità, non eccezione. Perché l’acqua buona non è un lusso: è la misura discreta di una comunità che si prende cura di sé.