Una sera che torna a battere nel cuore di Vimodrone: luci accese, porte spalancate, voci che si rincorrono tra un pallone che rimbalza e una chitarra che accorda gli ultimi dettagli. La Notte Bianca dell’oratorio Paolo VI promette di rimettere in circolo energia buona, con il gusto semplice delle cose fatte insieme.
Qui il luogo ha un nome preciso: Vimodrone, lungo la Martesana, dove l’oratorio Paolo VI sa fare da bussola ai più giovani. L’occasione? Una serata che non chiede perfezione, ma presenza.
Quando il passaparola diventa invito esplicito: sabato 21 febbraio, dalle 20.00 a mezzanotte, torna la Notte Bianca per i giovani. In programma: sport, musica e laboratori. Tre parole semplici, ma piene. Tre chiavi per aprire porte diverse con un movimento solo.
Gli organizzatori indicano un format pulito: attività sportive, momenti musicali, spazi creativi. Il dettaglio del programma completo non risulta disponibile al momento della pubblicazione. In oratori come questo, di solito, i campi restano aperti per partite veloci e tornei-lampo; le sale musica accolgono una jam acustica o un dj set misurato; i tavoli dei laboratori si riempiono di colori, storie e manualità. Se ami correre, porta scarpe comode. Se suoni, infila in zaino plettri e voglia di metterti in gioco. Se ti piace creare, tieni libera la mente: dall’illustrazione al bricolage leggero, l’ispirazione scatta quando meno te lo aspetti.
Quelle confermate: luogo, orario, tema della serata. Il resto conviene verificarlo sui canali parrocchiali: eventuali iscrizioni, fasce d’età consigliate, necessità di liberatoria per i minorenni. L’evento è pensato per i giovani e per chi si riconosce in una comunità aperta, inclusiva, concreta.
La linea verde M2 ferma a Vimodrone; a piedi la distanza fino all’oratorio è gestibile, con percorsi illuminati. In bici, il Naviglio Martesana offre una ciclabile comoda. Se scegli l’auto, meglio puntare su un parcheggio vicino e fare gli ultimi passi a piedi: più sicurezza, meno stress.
Una Notte Bianca ben fatta non è solo svago. È cura. In genere, un oratorio attivo lavora con animatori e volontari riconoscibili, regole chiare, attenzione agli spazi. Vale qualche accortezza personale: tieni d’occhio gli amici, idratati, porta una felpa leggera per l’uscita tardi, avvisa a casa l’orario di rientro. Se qualcosa non torna, chiedi all’adulto di riferimento. L’idea è semplice: divertirsi, restando presenti a sé e agli altri.
Mettono insieme chi corre, chi suona, chi crea. Chi sta sulle tribune a tifare e chi apre il campo perché tutti possano giocare. Questa notte promette proprio questo: un piccolo ponte comunitario, costruito con materiali solidi e gesti chiari.
La luce sui campi, la batteria che prova, il vociare che cresce senza invadere. Da lì nasce il resto. E tu, sabato sera, cosa porterai di tuo a questa serata? Un dribbling, una canzone, un’idea da far girare? Forse basta alzare lo sguardo: la città è la stessa, ma per qualche ora la vedrai diversa. Più vicina. Più tua.