Volti, voci, piccoli gesti: un video nato nella Consulta Sport locale raccoglie il senso più semplice e potente dei Giochi. Milano e le montagne, la pista e il cortile di scuola: lo stesso battito, lo stesso respiro. Perché le Olimpiadi cominciano molto prima della fiamma, e spesso in una palestra che profuma di gomma e fatica buona.
Milano si prepara. Cortina d’Ampezzo attende la neve giusta. Intanto, alcune associazioni della nostra Consulta Sport hanno acceso la luce dove tutto inizia: nello sport di base. Hanno realizzato un video corale per dire cosa significano davvero i Giochi Olimpici. Non ci sono effetti speciali, solo storie. E la sensazione che, in quel montaggio, ci sia già il meglio di Milano Cortina 2026.
Al momento non sono pubblici i numeri esatti delle associazioni coinvolte nel progetto: contano i volti. C’è l’allenatrice che tiene le chiavi della palestra in tasca. C’è il volontario che recupera coni e reti dopo l’allenamento. C’è una ragazza che racconta il suo primo casco da sci. Tutti descrivono la stessa cosa con parole diverse: lo sport come casa.
I Giochi Invernali sono attesi dal 6 al 22 febbraio 2026; le Paralimpiadi dal 6 al 15 marzo, secondo il calendario ufficiale. Saranno diffusi tra Milano, Cortina d’Ampezzo e altri poli del Nord Italia, con un modello che privilegia impianti esistenti e interventi mirati di sostenibilità. È un approccio pragmatico: usare ciò che c’è, migliorarlo, lasciarlo meglio di come lo si è trovato. Per alcune discipline su pista di scivolamento, al 2024 era in valutazione l’uso di un impianto all’estero: il dettaglio definitivo, allora, non era ancora pubblico.
Nel video, il punto non è la medaglia. È la strada. Un maestro di judo mostra una cintura consumata: “Questa è la mia cerimonia d’apertura”. Un dirigente spiega come si tengono aperti i campi la sera, dopo il lavoro. Una squadra di para ice hockey entra in campo: la parola è inclusione, non eroismo. Sono scene che raccontano la stessa cosa che vedremo in TV, ma prima dell’applauso.
La dimensione civica è concreta. Le associazioni parlano di volontari formati, di impianti accessibili, di orari più lunghi d’apertura. C’è chi chiede una rampa in più, chi un autobus che arrivi davvero al campo. Sono richieste misurabili. E sono la base di ogni eredità credibile.
Di legacy si parla spesso come fosse una parola magica. Qui ha un nome e un cognome: il ragazzo che smette di sentirsi di troppo, la maestra che torna in montagna con la sua classe, la pista di ghiaccio aperta un’ora in più d’inverno. L’organizzazione ha annunciato programmi per i giovani, campagne sul fair play, formazione dei volontari: elementi valutabili, con effetti che superano i 16 giorni di gara.
Il video non promette miracoli. Promette continuità. È come una staffetta: le testimonianze passano il testimone ai Giochi, e i Giochi dovranno restituirlo più lucido, più resistente. Non tutto è definito, e va detto: alcune scelte operative (come le sedi di specifiche discipline o tempistiche su lavori minori) non erano pubbliche al momento della registrazione. Ma la direzione è chiara: costruire poco, valorizzare il territorio, misurare gli impatti.
C’è un’immagine che resta addosso: neve che scricchiola, ghiaccio che canta, Milano che si specchia nei tram della sera. Le Olimpiadi passano, la comunità resta. Allora la domanda è semplice e impegnativa: quando la fiamma si spegnerà, quale luce continueremo ad accendere noi, nel nostro quartiere?