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ATP Doha: Alcaraz trionfa, Rinderknech sconfitto nel debutto qatariota del numero 1 al mondo

Una sera tiepida a Doha, luci che disegnano il blu del campo e un’attesa compatta in tribuna: il primo passo di un numero 1 che arriva, guarda, misura. Poi affonda. E lascia la scia pulita dei campioni che sanno scegliere il momento giusto per accelerare.

Il debutto in Qatar di Carlos Alcaraz, oggi numero 1 al mondo, ha il profumo delle cose ben fatte. Nessun clamore, zero teatralità. Solo tennis che scorre dritto. Il pubblico del Qatar ExxonMobil Open, tappa ATP Doha su cemento all’aperto, si mette comodo. E si gode una serata che promette ritmo e controllo.

Di fronte, Arthur Rinderknech. Francese alto, servizio che rimbomba, abitudini da uomo di rete. Lo conosci: con la prima che entra, la partita si stringe. I colpi corti non lo smontano. La diagonale di rovescio lo tiene in piedi. È il tipo di avversario che ti costringe a pensare il punto due volte.

Eppure il campo del Khalifa International Tennis and Squash Complex ha le sue regole non scritte. Umidità che appiccica le corde. Palla che rimbalza piena, se la tocchi pulita. Alcaraz lo capisce presto. Non forza. Respira tra uno scambio e l’altro. Si prende il tempo. E lo piega a suo favore.

Il quadro tecnico del debutto

La chiave è la varietà. Il numero 1 cambia ritmo con naturalezza. Alterna il dritto pesante a un back di rovescio che toglie aria. Ogni tanto la palla corta, chirurgica, appare come una parentesi che sposta Rinderknech di due metri, giusto il necessario. Sulla risposta, Alcaraz arretra di mezzo passo, osserva la direzione della prima, poi restituisce profondo. Così arriva il primo break. E con lui la sensazione che l’inerzia si sia sistemata.

A metà serata, l’equilibrio si rompe davvero. Rinderknech prova a impennare con qualche ace, cerca il colpo rapido dopo il servizio. Ma la ragnatela è tessuta. Alcaraz trionfa nel suo debutto a Doha. Lo fa in due set, senza sbavature evidenti. Manca il brivido lungo. C’è, invece, quella calma che parla chiaro: quando serve, il numero 1 chiude la porta. Se cerchi numeri ufficiali su percentuali o velocità, al momento non ce ne sono di pubblici; ma la qualità del primo colpo e la pulizia nei momenti caldi saltano all’occhio nudo.

Doha, cornice e significati

Doha è una tappa di febbraio che pesa più del suo cartellino ATP 250. Il clima, la luce, la velocità del campo sono un test attendibile per il “tour del sole” che arriva tra marzo e aprile. Qui capisci quanto regge la gamba. Qui misuri la fiducia. Alcaraz trova conferme importanti: gestione dei turni di servizio, uso dei pattern preferiti, lucidità nei punti corti. Piccole cose che, sommate, fanno rotta.

Rinderknech esce con l’amaro tipico delle serate in cui fai quasi tutto bene, ma non basta. Resta quello che è: un avversario ostico sul hard, capace di scompaginare il copione dei più forti se la prima gira e la rete diventa rifugio.

Alla fine, quello che colpisce non è un colpo singolo. È la postura. L’idea che il più giovane in cima alla classifica sappia stare nel match come si sta in una stanza appena imbiancata: senza toccare i muri, ma illuminandoli. Viene da chiedersi: quante volte ancora, in questa stagione, vedremo quel passo leggero trasformarsi in autorità? Intanto, a Doha, la notte ha messo il sigillo giusto. E il tennis, per un’ora e poco più, ha parlato la sua lingua più semplice.