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Riscoprire il Passato e Confrontarsi con il Presente: ‘Sentimental Value’ al Cin&città Classica

Un film che chiede di guardare il passato negli occhi, con dolcezza e un filo di rabbia. “Sentimental Value” porta in sala a Rho una storia di famiglia che ferisce e cura, tra ironia tagliente e carezze musicali. È un invito a fare pace con ciò che ci abita, senza smettere di sentire.

C’è un appuntamento che profuma di ritorni. La rassegna Cin&città Classica ospita “Sentimental Value” all’Auditorium comunale P. Reina, in via Filippo Meda 20 a Rho. In calendario: martedì 24 marzo alle 17:00 e alle 21:00; mercoledì 25 marzo alle 21:00; giovedì 26 marzo alle 21:00. Il comunicato non indica l’anno: è consigliabile verificare la datazione aggiornata presso la struttura.

Al centro ci sono due sorelle, Nora e Agnes. Stanno bene insieme. Si proteggono, si capiscono. L’imprevisto arriva con il rientro del padre, Gustav: regista magnetico, genitore inaffidabile. Propone a Nora il ruolo che dovrebbe rilanciarlo. Lei rifiuta. La parte va a una giovane star di Hollywood, Rachel Kemp. La famiglia trema. Le parole non dette bussano.

Joachim Trier” ragiona sul presente con una lucidità che spiazza. Dice che oggi siamo “pronti per la tenerezza e la riconciliazione”, ma senza rinunciare alla forza. Qui la forza ha il suono caldo del soul. La colonna sonora punta su Terry Callier e su “Pieces of a Man” di Gil Scott-Heron. Sono brani che cullano e, sotto, spingono. Parlano di dignità, di scelte. Preparano la pelle all’urto emotivo senza farla sanguinare.

Fin qui il terreno è noto: un padre ingombrante, due figlie che portano cicatrici. Ma a metà storia il film fa un passo di lato. Mostra come i ruoli (padre, figlia, artista) cedono, si scambiano, si sfumano. Quando arrivano i primi piani, lo capiamo tutti: i volti si sovrappongono, si cercano. Simone Emiliani lo definisce un cinema che “disturba e travolge”. E lo dice citando una battuta nerissima, quella della “sedia per il suicidio comprata da Ikea”: una risata che gratta via la ruggine dalle emozioni più dure.

Ferite, maschere e primi piani

Trier lavora per sottrazione. Evita la retorica. Segue i gesti minimi. I primi piani entrano nelle crepe, come se cercassero aria. Il riferimento a Ingmar Bergman non è un omaggio di circostanza. C’è una linea d’ombra che porta fino a Persona: volti che si mescolano, identità che vacillano, verità che non arrivano intere. La famiglia non è “tema”. È corpo vivo. Qui l’umorismo nero fa da valvola. Apri, sfiati, non esplodi. È un equilibrio difficile. Funziona perché non consola. Restituisce peso alle parole rimaste in gola.

Andare in sala, qui e ora

Vedere questo film in una sala di quartiere conta. L’Auditorium P. Reina è uno spazio pubblico, accessibile, riconoscibile. L’indirizzo è chiaro, gli orari pure. Non sono disponibili, al momento, dati certi su durata, rating o cast completo della versione in rassegna: conviene contattare la biglietteria per aggiornamenti e disponibilità. È un gesto pratico, ma è anche una postura: prendersi il tempo, scegliere la visione, condividere il buio.

Forse è questo il suo valore sentimentale: riportarci dove abbiamo imparato a sentire. In una poltrona che scricchiola, con uno sconosciuto accanto e un ricordo che bussa. Che cosa faremo quando, usciti, incontreremo di nuovo quel volto che pensavamo di aver archiviato? Lo guarderemo meglio. O lasceremo che sia lui a guardare noi.