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Sentieri di Celluloide : Le cinque giornate

Sentieri di Celluloide

– Milano nel cinema –

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“LE CINQUE GIORNATE”

Le Cinque Giornate avrebbe dovuto dirigerlo Nanni Loy, che però ad un certo punto disse che non avrebbe più voluto occuparsene.

Fu allora che Tognazzi mi telefonò per dettarmi l’unica sua condizione per restare nel cast. Era quella che il film lo dirigessi io”.

(Dario Argento)

“L’uccello dalle piume di cristallo”,  “Il gatto a nove code”,  “Quattro mosche di velluto grigio”, “Le cinque giornate” e “Profondo rosso” : qual è l’intruso?

Nel 1970, Dario Argento debutta alla regia con “L’uccello dalle piume di cristallo“, primo capitolo di quella “Tetralogia degli animali“, pensata dal regista, se “Profondo Rosso” avesse mantenuto il titolo “La tigre dai denti a sciabola“. Il percorso cinematografico di Argento, dedicato al thriller, si spezza nel 1973, quando dirige una pellicola di genere storico : “Le cinque giornate”, ambientata a Milano tra il 18 e il 22 marzo 1948, in uno dei più significativi episodi della storia risorgimentale italiana, che portò alla liberazione della città dal dominio austriaco.

Prodotto da Salvatore Argento, padre di Dario, autore della sceneggiatura, con Ugo Tognazzi protagonista, il film inizialmente doveva essere diretto da Nanni Loy, che rinunciò al progetto per motivi personali.

Fu il padre-produttore (a destra nella foto) ad insistere, facendo notare che con l’ingente somma di denaro impegnata, avrebbe perso la casa di produzione se il film non fosse andato in porto, dunque Dario doveva assumersi l’impegno alla regia. Dopo alcuni giorni di lavorazioni, anche Tognazzi abbandonò il set, sostituito da Adriano Celentano, reduce dal successo di : “Er più – Storia d’amore e di coltello“, di Sergio Corbucci. Al fianco di Celentano fu scritturato Enzo Cerusico, che aveva appena terminato un episodio della serie televisiva “La porta sul buio“, trasmessa dalla Rai, curata, prodotta e diretta da Dario Argento. Nel cast, nel ruolo di una contessa, Marilù Tolo, all’epoca compagna del “Maestro del brivido”, del cinema italiano.

“Questo dove viviamo è un paese davvero folle, nel corso degli anni sono stato attaccato dai giornali di destra e da quelli di sinistra, per poi essere improvvisamente rivalutato dagli uni e dagli altri, quando magari cambiava il capo pagina”.

(Dario Argento)

Quando il film uscì nelle sale cinematografiche, fu molto apprezzato dal pubblico, al contrario dalla critica, che costruì un patibolo di feroci parole nel considerarlo blasfemo per la calligrafia filmica grottesca e l’ironia con cui veniva descritta la storica dell’ insurrezione milanese. Riuscito e originale fu giudicato dalla critica francese e americana che lo considerò un titolo controcorrente proprio per il diverso approccio nei confronti della storia, in questo caso al Risorgimento.

“La coscienza dell’umanità è suprema su tutti i governi : essi devono esserne interpreti, o non sono legittimi”.

(Giuseppe Mazzini)

A Milano durante l’insurrezione anti austriaca del 1948, Cainazzo, un piccolo delinquente furbo e simpatico, appena evaso dal carcere, si trova a girovagare per le strade della città in cerca del suo capo banda. Non lo trova, ma in compenso fa la conoscenza di Romolo, un panettiere bonaccione. I due diventano amici, trovandosi involontariamente coinvolti nei moti risorgimentali, ai quali, volenti o nolenti partecipano da spettatori cortandone di persona le contraddizioni, assistendo, in mezzo agli idealisti, ai patrioti, a una esemplare galleria di personaggi: aristocratici, sanguinari, avventurieri e traditori.

Loro, malgrado i due popolani, vengono travolti dagli eventi ma, di fronte a tanta ingiustizia e violenza, Romolo reagisce finendo davanti al plotone di esecuzione, mentre Cainazzo, nel giorno della liberazione viene invitato sul palco delle autorità come testimone di quelle “Cinque giornate“.  Balbettando e non sapendo cosa dire griderà a squarciagola : “Ci hanno fregato … Ci hanno fregatoooo … “.

Le Cinque giornate di Milano rivivono, sul grande schermo con il film di Dario Argento, in una ricostruzione storica curata attraverso i costumi ottocenteschi, le armi, l’oggettistica, le scenografie e le location.

Da Vicolo dei Lavandai, un anfratto del Naviglio Grande, archeologia di una vecchia Milano sconosciuta a molti dei suoi stessi abitanti, alle barricate innalzate dai patrioti in Corso San Gottardo. Il girovagare dei due protagonisti nel cuore della città, percorrendo via degli Omenoni, via Palazzo Reale e Piazza Belgioioso, per poi finire, nel giorno della liberazione in Piazza della Scala, all’ingresso di Palazzo Marino e in via Senato, nella corte di Palazzo del Senato.

Il percorso storico di Milano è stato rappresentato in altre significative pagine cinematografiche, tra le quali spicca “I promessi sposi”, tratto dall’omonimo romanzo di Alessandro Manzoni, diretto da Mario Camerini, Del 1941, interpretato da Gino Cervi e Dina Sassoli.

Ma questa è un’altra storia…

“A ben Arrivederci”

Joe Denti