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La carenza dei medici di base in Lombardia

sanità

La pandemia e le recenti proteste in alcuni quartieri cittadini, Giambellino in primis, hanno messo in luce la crisi in cui da anni versa la professione del medico di base.

Allo stato attuale, infatti, ogni professionista segue in media 1.500 pazienti e tra spese di gestione dello studio e spese per il personale spesso gli stipendi non sono sufficienti a coprire tutte le spese.
Una situazione destinata ad aggravarsi dal momento che, nei prossimi anni, raggiungeranno l’età pensionabile 1.500 medici su un totale di 7mila professionisti.

Della questione si è occupato Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici di Milano, che ha tracciato, numeri alla mano, un quadro della situazione: la media regionale imporrebbe un medico per ogni 1.300 abitanti quando la realtà dei pazienti seguiti è di gran lunga superiore.
Non essendoci un ricambio generazionale, si calcola che nell’ultimo decennio si siano persi mille medici di base.

“A Milano e area metropolitana – ha aggiunto – abbiamo 1.900 medici e 200 pediatri, ma ci sono 200 zone carenti e dei posti messi a concorso per la medicina di famiglia solo 60 sono stati coperti con l’ultimo bando”. Non solo: “Ogni collega deve assistere a domicilio anche un folto numero di pazienti, che hanno problemi di mobilità o vivono in comuni disagiati, di montagna o scarsamente abitati, oltre a quelli che vanno in studio autonomamente”.

Questo il quadro nonostante l’informatizzazione, che dovrebbe andare in aiuto al settore, abbia raggiunto ormai quasi tutti i professionisti, anche quelli della fascia di età 68 – 70 anni. In questo ambito, tuttavia, resta lo scoglio dei sistemi regionali e statali non aggiornati o che non si parlano tra loro andando a complicare ulteriormente il lavoro con un eccesso di burocrazia. A questo si aggiunge la mancanza di borse di studio che incentivino i laureati a intraprendere questa scelta professionale.

In questo quadro già complicato si preannunciano ulteriori problemi questo autunno giacché si parla di somministrare una terza dose di vaccino covid affidando l’incarico proprio ai medici di base. “Uno sforzo – ha concluso Rossi – impossibile da realizzare con le poche e stremate forze a disposizione”.