Home Milano In Città Arte e cultura Même pas peur, Martina Simeti tra visual art e design

Même pas peur, Martina Simeti tra visual art e design

Martina Simeti

In un quartiere bellissimo in via Tortona, in un ex laboratorio di argenteria, Martina Simeti apre le porte del suo nuovo spazio espositivo:

“È al piano terra, all’interno di un vecchio cortile, con ciottolato e rampicanti. Lo spazio è di circa 130 metri quadrati… Non enorme, ma grande quanto basta. È il vecchio laboratorio di un argentiere. Ci sono ancora scatole stracolme di utensili che lui usava per cesellare. Mi ricorda la vecchia Milano in cui sono cresciuta – e che ho lasciato per l’estero molti anni fa – e da subito, dalla prima visita, mi ha ispirata e dato lo slancio che forse stavo aspettando”.

Verranno presentate una selezione di “body ornaments” tra cui sono presenti opere di Sylvie Auvray, Friedrick Becker, Ligia Dias, Aboubakar Fofana, Shilpa Gupta, GianCarlo Montebello, Viola Pisenti, Bernhard Schobinger, Francesco Simeti, Grazia Varisco e Betony Vernon.

Un percorso unico nel suo genere che ha portato Martina Simeti a viaggiare in ogni dove e a tornare a Milano per dare finalmente il via alla prima prima di una serie di mostre focalizzate sull’incontro dell’arte concettuale con l’arte applicata e le sue implicazioni.

“L’idea si è un po’ imposta da sé. E come sempre c’è un che di casuale. Inizialmente, pensavo che avrei dato vita a mostre itineranti o pop-up, e di aprire eventualmente una galleria soltanto in un secondo momento. Poi sono incappata in un ex laboratorio di un argentiere in Via Tortona, e ho cominciato ad immaginarmi progetti e mostre…Non ho saputo resistere. Ho pensato, se non ora quando?”.

Un nuovo spazio quello in via Tortona dedicato al gioiello contemporaneo e alle arti applicate ma che verrà inaugurato nello studio del padre Turi Simeti:

“La sua mostra si svolge negli spazi dello studio Turi Simeti, grazie all’ospitalità di mio padre e di sua moglie. Mi piaceva l’idea di usare un luogo di creazione e di lavoro come contenitore, e anche di promuovere un dialogo e una contaminazione tra le opere di Schobinger, che si possono considerare appartenenti alla sfera delle arti applicate, e quelle presenti in uno spazio caratterizzato e abitato da opere di artisti visivi, tra cui lo stesso Simeti, ma non solo. Oltre una serie di dipinti o sculture di vecchi amici di mio padre, tra i quali Enrico Castellani, Alberto Garutti, Pino Spagnulo o Grazia Varisco, in studio sono infatti presenti anche alcuni pezzi di autori come Joseph Beyus, Giuseppe Chiari, Tano Festa, Riccardo Camoni con i quali lavorò mia madre Carla Ortelli, attiva a Milano come gallerista nella metà degli anni Settanta”.