Bankitalia e ABF insieme per una maggiore trasparenza: in aumento del 42% i ricorsi e sempre più efficaci i controlli

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È stata presentata il 16 luglio scorso alla Sapienza di Roma la Relazione Annuale sull’attività svolta nel 2017 dall’ABF, Arbitro Bancario Finanziario, che sta dimostrando di poter davvero essere considerato il giusto strumento per dirimere le controversie fra cittadini e gruppi bancari e/o società finanziarie: sono più di 30.000 i ricorsi che sono stati presentati nel corso dell’anno passato, per un aumento del 42% rispetto al 2017 e un deciso raddoppio rispetto al 2016.

Apriamo una piccola parentesi su cos’è l’ABF, al fine di comprendere le potenzialità di un suo corretto utilizzo. Si tratta di un organismo indipendente, sostenuto dalla Banca d’Italia, presso cui ci si può rivolgere, in alternativa al più classico Tribunale, quando vengono aperte controversie su prestiti, mutui e finanziamenti tra cliente e istituto di credito; non è necessario ricorrere all’aiuto di un avvocato, ma basta presentare tutta la documentazione in possesso per poter avere un “parere” autorevole su chi abbia ragione o torto. La decisione dell’ABF non è vincolante e se i due soggetti interessati non sono soddisfatti del risultato possono sempre rivolgersi al Giudice.

Il successo comprovato dal grande ricorso che i cittadini hanno fatto dell’Arbitro testimonia da una parte la necessità di snellire gli iter infiniti in cui ci si perde quando si devono far valere i propri diritti e di alleggerire il sistema giudiziario, decisamente intasato, dall’altra la conferma di una mentalità in trasformazione, che non prevede più di tutelare lo strapotere delle società finanziarie e dei grandi gruppi bancari, ma vuole rivolgere la giusta attenzione anche al cittadino, dotandolo di strumenti idonei per difendersi.

Dei 30.600 ricorsi presentati – sono già 8.000 quelli presentati nei primi tre mesi del 2018 – sono state portate a termine più di 24.000 richieste; oltre il 77% di queste ha dato ragione al cittadini, “condannando” le banche a cessare i contratti o a restituire il denaro a causa di interessi o costi troppo alti, per un totale restituito pari a 19 milioni di Euro..

Interessante osservare che il 73% dei ricorsi è relativo a un finanziamento di cessione del quinto dello stipendio, da sempre considerato un prestito privilegiato. essendo richiedibile solo dai dipendenti, pubblici o privati, sia per velocità sia per facilità di erogazione (approfondimenti su http://www.calcoloprestito.org/guida/cessione-quinto-stipendio).

Questi risultati non devono mettere in allarmi nessuno, anzi, aiutano a “ripulire” ancora di più il settore del credito al consumo, ancora troppo spesso frequentato da players senza troppo scrupoli. Più di 380 sono stati, infatti, i richiami a un più rigoroso rispetto della normativa e ciò fa ben sperare che proseguendo per questa strada migliorerà ulteriormente la qualità dei prodotti immessi sul mercato, per una sostanziale maggior tutela dei consumatori.

Certo ancora molto c’è da fare, come dichiara lo stesso Luigi Federico Signorini, Vice Direttore di Banca d’Italia, il quale, però, ci tiene a sottolineare che il numero in aumento dei ricorsi è segnale di un mercato più sano e controllato e non, come si potrebbe essere spinti a pensare, del contrario.