Un campo di bocce può sembrare solo un rettangolo di ghiaia. A Vimercate, in questi giorni, è anche un invito a ripensare come stiamo insieme: generazioni che si incontrano, storie che si intrecciano, imprese che nascono da un’idea semplice e concreta.
A molti basta passare davanti al bocciodromo comunale per sentire qualcosa di familiare. Il rumore pieno delle bocce. La pausa tra un tiro e l’altro. La pazienza. Sono gesti che tengono insieme una comunità. Ma ogni luogo, se resta chiuso in se stesso, piano piano scolorisce. A Vimercate, in via Atleti, c’è invece un varco che si apre.
Non lo dico per retorica. Lo dico perché lo sport di base funziona quando include, quando abbassa le barriere, quando sa accogliere chi non si sente “del mestiere”. E perché i luoghi pubblici sono più vivi quando diventano laboratorio, non solo impianto.
Un bocciodromo che cambia
Il Comune ha pubblicato un avviso pubblico che guarda oltre la manutenzione ordinaria. L’obiettivo è una gestione inclusiva dello spazio: più accesso, più collaborazione, più idee che portano dentro nuove persone. Qui entra in gioco anche la spinta all’innovazione: si cercano progetti di inclusione e percorsi di startup capaci di dare forma a servizi reali, non slogan.
Il punto centrale è chiaro: il bando mette in palio un sostegno economico di 5.000 euro per iniziative e nuove realtà che trasformano il bocciodromo in un presidio sociale. La scadenza 10 marzo segna il tempo per presentare le proposte. Un tempo breve, abbastanza per chi ha già un’idea nel cassetto e vuole metterla alla prova. I dettagli operativi, i requisiti e i criteri di valutazione vanno verificati nel testo ufficiale dell’avviso: non sono qui ripetuti perché non disponibili in modo completo al momento di scrittura.
Che cosa può significare, in pratica, “inclusione” tra corsie e pallini? Alcuni esempi concreti: Tornei intergenerazionali con scuole e over 65, con tutoraggio reciproco. Allenamenti aperti a persone con disabilità, con piccoli adattamenti e formazione volontari. Laboratori “bocce e italiano” per nuovi residenti, per imparare lingua e regole insieme. Una giovane impresa che sviluppa un sistema di prenotazione accessibile, orari trasparenti e micro-eventi a costo calmierato. Giornate “porte aperte” coordinate con associazioni del quartiere e centri di aggregazione.
Sono piste possibili, non prescrizioni. La chiave è misurare l’impatto: quante persone nuove entrano, che esperienza vivono, che continuità si costruisce. Parlare di numeri, non solo di buone intenzioni.
Come partecipare e perché conta
Chi vuole candidarsi deve consultare l’avviso pubblico del Comune di Vimercate e seguire le indicazioni per la domanda. Conviene preparare: una descrizione semplice dell’idea e del perché è utile alla città; un piano di attività con calendario e responsabilità chiare; un budget realistico, inclusivo del contributo da 5.000 euro e di eventuali cofinanziamenti; indicatori di risultato leggibili (partecipanti, ore di apertura, accessibilità).
Non ho informazioni verificate su eventuali punteggi o requisiti tecnici specifici: vanno letti direttamente nel bando ufficiale. Un sopralluogo in via Atleti può aiutare a capire potenzialità e limiti dello spazio, anche per chi parte da zero.
C’è un’immagine che resta. È la sera, l’aria si fa più fresca, le luci basse disegnano le corsie. Una porta scorrevole si apre, entrano volti nuovi. Se un bocciodromo riesce a tenere insieme tradizione e futuro, forse non stiamo solo giocando. Stiamo imparando a stare meglio, tutti. Chi ha un’idea, oggi, ha anche un tempo: dieci giorni, venti, fino al 10 marzo. Quanto basta per chiedersi se questa volta vale la pena di provarci davvero?




