Presenze Assolute: la mostra di Francesco Guglieri a Villasanta esplora l’essenza umana

In una sala di Villasanta, tra luci misurate e silenzi che fanno spazio ai pensieri, “Presenze Assolute” di Francesco Guglieri si apre come una stanza interiore. Non chiede di capire in fretta: invita ad ascoltare ciò che resta quando tutto il resto tace.

La mostra è aperta a Villasanta (MB) fino al 12 marzo. La curatela di Giulia Zanesi ha costruito un percorso compatto, leggibile. Il titolo, “Presenze Assolute”, mette subito sul tavolo la questione centrale: cosa rimane di noi oltre i gesti, oltre i ruoli, oltre il rumore? L’arte contemporanea qui non gioca a nascondino. Prende per mano. Si muove tra metafisica e interiorità senza effetti speciali.

Non troverete clamori. Troverete stanze che sembrano trattenere il respiro. Immagini che non gridano, ma premono. La chiave non è una parola difficile: è l’attenzione. Ci sono lavori che suggeriscono un “dopo”, come se il soggetto fosse appena uscito dall’inquadratura. Altri chiamano l’occhio a restare fermo, a misurare il tempo con lo sguardo. Il confine tra il dentro e il fuori si fa poroso: lo spazio dell’opera coincide con lo spazio mentale di chi guarda.

Fino a metà percorso potresti pensare a una rassegna sulla sospensione. Poi capisci che non è solo questo. La vera posta in gioco è l’essenza umana. Non intesa come grande teoria, ma come traccia concreta: un’ombra netta, un vuoto eloquente, una soglia. Il “presente assoluto” non è un luogo da raggiungere. È un accadere minimo, un dettaglio che dice più di un manifesto.

In un comune di Monza e Brianza che confina con il Parco di Monza, l’arte trova una cassa di risonanza naturale. Qui le mostre spesso nascono attorno a domande quotidiane: come sto nel mio tempo? Che volto do agli altri? Cosa mi resta quando spengo lo schermo? A queste domande Guglieri risponde senza didascalie psicologiche. Affida il senso a composizioni pulite, a tagli misurati, a un ritmo visivo che ricorda la calma dopo un temporale.

Le opere dialogano, ma non si spiegano tra loro. È una scelta. La curatela accompagna senza imporre traiettorie obbligate. Una parete lascia il passo a un corridoio, un’immagine risponde all’altra per echi. La metafisica qui è terra, non nuvola: un modo rigoroso di mettere il reale in controluce. Si esce con l’impressione che la semplicità sia un mestiere difficile.

Uno sguardo che ci riguarda

L’attrazione sta nel riconoscimento. Le “presenze” parlano perché sembrano nostre. Hanno il peso specifico di ciò che viviamo tutti i giorni: attese, soglie, varchi. Un esempio? Il modo in cui certe immagini trattano il margine. Il bordo non confina, apre. Lì scatta il corto circuito: se il limite è apertura, anche l’io può fare spazio. È qui che la interiorità smette di essere stanza chiusa e diventa relazione.

Dettagli pratici e perché andarci

– Dove: Villasanta (MB), in Brianza, a pochi minuti dal Parco di Monza.

– Quando: fino al 12 marzo.

– Curatrice: Giulia Zanesi.

– Orari e accesso: non comunicati ufficialmente al momento in cui scriviamo; è consigliabile verificare sui canali del Comune o dell’organizzazione.

Perché vale il viaggio? Perché è una esposizione che non fa rumore, ma resta. Non promette rivelazioni immediate, e proprio per questo lavora in profondità. In un’epoca di scorrimento infinito, Guglieri invita a fermarsi all’unisono con ciò che conta. Forse la “presenza assoluta” è questo: un istante in cui ci riconosciamo senza alibi. E se capitasse proprio davanti al riflesso di una vetrata, con fuori la Brianza che corre e dentro il tuo sguardo che finalmente si ferma?

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