Una porta si apre, l’aria si fa più lenta, gli occhi cercano un appiglio. In quelle stanze non si entra soltanto: ci si riconosce, a tratti. “Presenze Assolute” non spinge, non urla. Ti invita. E quando esci, qualcosa di te è rimasto là dentro, in silenzio.
A Villasanta, nel cuore della Brianza, si è aperta la mostra di Francesco Guglieri: “Presenze Assolute”. Il percorso è curato da Giulia Zanesi e resta visitabile fino al 12 marzo. Il comunicato parla chiaro: un’indagine tra metafisica e interiorità. Pochi fronzoli, molta sostanza. È ciò che serviva.
Non aspettatevi l’ennesimo gioco di stile. Qui la domanda non è “cosa vedo?”, ma “chi sta guardando?”. La ricerca sull’essenza umana entra in scena senza proclami, con strumenti semplici: ritmo, sospensione, distanza. Capita di sentirsi presi per mano e poi lasciati soli, quel tanto che basta per ascoltare il proprio respiro.
Un invito oltre l’immagine
Prima la soglia, poi la prova. L’arte che tocca il nocciolo non cerca l’effetto speciale. Preferisce il dettaglio che sfugge: una figura che non occupa tutto lo spazio, un vuoto che non è davvero vuoto, un’ombra che chiede di essere seguita. In mostre di questo tipo — e “Presenze Assolute” lo suggerisce già dal titolo — la scena è una fune tesa tra presenza e assenza. Chi cammina la fune è lo spettatore.
Non è un vezzo teorico. È pratica. La curatrice orchestra un percorso artistico che mette in fila domande, non risposte. L’eco della pittura “metafisica” del Novecento aleggia come riferimento culturale, ma qui non si cercano citazioni: si cercano prove del qui e ora. E la prova più concreta è l’effetto che un’opera produce quando smette di piacere e comincia a riguardarti.
Mettere a fuoco l’essenza, oggi
A cosa serve parlare di “essenza umana” nel 2026, con i telefoni che ci assediano e i pensieri a scatti? Serve a rallentare. Serve a misurare la distanza tra quello che mostriamo e quello che siamo. L’arte visiva, quando funziona, non spiega: allinea. Ti mette davanti a un’immagine che non consumi in tre secondi, e intanto riallinea il respiro. È già molto.
Dettagli pratici: la mostra è a Villasanta e resta aperta fino al 12 marzo. Al momento non disponiamo di informazioni confermate su orari e modalità di accesso; conviene verificare con la sede espositiva prima di mettersi in viaggio. È un’indicazione semplice, ma evita la fretta che spesso rovina l’incontro con le opere.
Per capirci: non cercate “il pezzo forte” da fotografare. Cercate piuttosto il punto in cui lo sguardo inciampa. Può essere un margine, una sovrapposizione, un respiro trattenuto nella sala. In contesti dedicati a interiorità e metafisica, capita spesso che il vero centro stia ai bordi. Quando lo trovate, restate. Anche trenta secondi fanno differenza.
“Presenze Assolute” non è un manifesto, è una domanda educata. Ci chiede se abbiamo ancora tempo per abitare le immagini, e se le immagini hanno ancora spazio per abitare noi. Forse la risposta non è unica, e va bene così. C’è una luce che si accende quando smettiamo di capire e cominciamo a sentire: la riconoscete? Se sì, potrebbe essere il vostro momento di restare un po’ di più, in compagnia di quella presenza che non ha fretta, e che assomiglia parecchio a voi.




