Tra i platani del Naviglio e le piazze della Martesana, un gruppo di cittadini ha deciso di non restare ai bordi: nasce un comitato che parla di giustizia guardando negli occhi le persone, con gazebo, domande semplici e risposte dirette. È un movimento di prossimità, fatto di voci e mani, che rimette al centro la scelta di ciascuno.
A Segrate è stato costituito il Comitato “Sì Riforma Martesana”. L’obiettivo è chiaro: accompagnare i cittadini verso il referendum sulla giustizia del 22-23 marzo con informazioni accessibili e momenti di confronto. Alla guida del gruppo c’è Pettinelli, chiamato a coordinare energie diverse in un’area che comprende dodici comuni, legati dal filo del Naviglio Martesana e da una quotidianità condivisa.
Ci saranno gazebo nelle piazze e incontri pubblici in tutta la Martesana. È una scelta pratica. Se vuoi capire una riforma, la strada più breve è parlarne dove le persone già si incontrano: davanti al mercato, all’uscita della biblioteca, in oratorio dopo il calcetto. Immagina un sabato mattina: il telo che sbatte al vento, qualche volantino ben fatto, uno studente che si ferma “solo per un minuto”, un artigiano che vuole “vederci chiaro”, una nonna che chiede come votare.
Il comitato punta a un linguaggio sobrio. Parole semplici, esempi quotidiani. Non troverai proclami roboanti, ma schede che distinguono tra ciò che è certo e ciò che è opinabile, con rimandi ai testi ufficiali quando servono. Al momento, non sono stati diffusi pubblicamente tutti i dettagli sul testo dei quesiti e sui materiali ufficiali disponibili: il comitato si è impegnato a condividere gli aggiornamenti man mano che le amministrazioni e gli organi competenti li rendono noti.
Pettinelli coordina il Comitato cittadino come figura di raccordo tra volontari, amministrazioni e associazioni. Il metodo è lineare: calendario dei banchetti definito comune per comune, presidi brevi ma frequenti, una linea informativa unica per evitare confusione. I dodici comuni coinvolti coprono l’asse est di Milano e dintorni; i nomi delle tappe, al momento, vengono comunicati settimana per settimana per favorire una partecipazione distribuita. In ogni appuntamento è prevista una “risposta rapida” alle domande più ricorrenti, dai documenti necessari al voto fino alle modalità di accesso ai materiali informativi ufficiali.
Un punto fermo, ribadito a ogni incontro: chi partecipa decide. Il referendum è uno strumento impegnativo, e il comitato invita a un voto ragionato, non di pancia. Le regole di base del voto restano quelle ordinarie: serve la tessera elettorale e un documento valido; per orari e ubicazione del seggio, l’indicazione è di verificare le comunicazioni del proprio Comune. Dove ci sono dubbi, meglio una risposta in meno che una risposta sbagliata: questa linea di prudenza fa parte del patto con i cittadini.
Il piano operativo prevede gazebo informativi nei fine settimana e serate di confronto in sale civiche e biblioteche. I canali di aggiornamento sono quelli locali: bacheche dei comuni, newsletter di quartiere, pagine social delle realtà territoriali. In assenza di un calendario unico già pubblicato, l’indicazione è semplice: cercare le date del proprio comune della Martesana nella settimana precedente al voto, oppure segnalare ai volontari la disponibilità di spazi e orari utili.
C’è un’immagine che resta: un filo teso tra dodici piazze, lo stesso gesto che si ripete — alzare una domanda, aspettare una risposta, decidere. Forse la riforma della giustizia comincia anche così, da un tavolo pieghevole e una conversazione onesta. La domanda, a questo punto, è tutta nostra: quando tocca a noi, che cosa chiediamo davvero a una riforma?