Luciano Darderi sconfitto in finale a Buenos Aires: il titolo va a Francisco Cerundolo

Un pomeriggio di terra rossa, odore d’estate e voce piena dagli spalti del Buenos Aires Lawn Tennis Club. Un ragazzo che torna dove è nato, un altro che difende il proprio giardino. La partita dice più del punteggio: racconta di coraggio, ritmo e di quanto sia sottile la linea tra sogno e realtà.

L’aria a Palermo, quartiere di Buenos Aires, vibra in un modo che chi ama il tennis riconosce subito. È la casa dell’Argentina Open, un ATP 250 che da anni setaccia talenti e restituisce emozioni su terra rossa. In finale ci arriva un’energia doppia: l’italo-argentino Luciano Darderi, nato a Villa Gesell, e il padrone di casa Francisco Cerundolo, già affacciato sulla Top 20 in carriera. È una sfida che profuma di origini, appartenenze, incroci.

Darderi ha costruito il suo inverno con pazienza. Ha limato i margini, ha retto le onde quando serviva, ha imparato a togliere ossigeno nei momenti caldi. A Buenos Aires si è presentato con un tennis pulito, verticale quando possibile, mai passivo. C’è il tifo italiano che lo abbraccia a distanza, c’è la memoria dell’infanzia in Argentina che gli riempie gli occhi.

Dentro la partita

Nel cuore del match si impone l’ordine di Cerundolo. Il campione di casa impronta lo scambio con il dritto, cerca la diagonale lunga e poi accelera in uscita. Non è solo potenza: è scelta del tempo, è geometria semplice e feroce. Darderi prova a spezzare il ritmo, cerca traiettorie più tese, tenta di salire di campo. Ma ogni spiraglio dura poco.

Il punto centrale arriva netto: Cerundolo chiude la finale dell’ATP 250 di Buenos Aires 6-4 6-2. Il primo set si decide su pochi dettagli, il secondo si apre con un break che scava il solco e mette il pubblico nella partita. Quando la temperatura emotiva sale, l’argentino gestisce meglio le transizioni; l’italo-argentino resta lì, corpo a corpo, ma gli manca l’aggancio.

Eppure c’è molto da portare a casa. Darderi tiene le linee corte quando serve, non rinuncia mai alla palla destinata a scappare. In giornate così ci si misura, più che vincere o perdere: si capisce quanto manca per stare comodi contro chi, su questa superficie, ha già visto tutto.

Classifica e prospettive

Per Luciano Darderi il viaggio non si ferma. Con la corsa fino all’ultimo atto, da domani sarà a ridosso della Top 20 nella classifica ATP live. L’indicazione è chiara, anche se la posizione esatta può oscillare di uno-due posti in attesa della pubblicazione ufficiale. È un traguardo simbolico ma concreto: conta per i tabelloni, per le teste di serie, per il rispetto che ti circonda negli spogliatoi.

Per Francisco Cerundolo questo titolo pesa. È casa, è identità, è conferma su una terra che conosce a memoria. È la fotografia di un tennis maturo, con automatismi che non tremano quando i nervi bussano.

E adesso? Il Sudamerica apre e chiude finestre veloci. Poi arrivano i tornei che preparano alla primavera europea, le settimane in cui la terra rossa allunga il respiro e ogni scambio diventa un piccolo romanzo. Darderi ci arriverà con una certezza in più: non serve somigliare a nessuno per restare lì davanti, basta continuare a scegliere con coraggio.

A volte, davanti a una rete alta come un confine, è la memoria a fare la differenza. Ti spinge l’accento con cui sei cresciuto o quello che hai scelto? Forse non importa. Importa la prossima palla: che storia vuoi scriverci sopra?

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