Giorgia Meloni a Niscemi: sopralluogo e vertice operativo per affrontare l’emergenza frana

Una città che guarda la collina ferita e aspetta risposte. A Niscemi, la visita di Giorgia Meloni riapre le case, i cortili, le parole: non solo promesse, ma scelte da prendere con i piedi nella terra smossa.

Il ritorno di Giorgia Meloni a Niscemi non è stato un gesto formale. Il sopralluogo nella zona rossa, l’ingresso in Municipio, il confronto con gli sfollati: tutti momenti concreti, accompagnati dal capo della Protezione civile Fabio Ciciliano e dal sindaco Massimiliano Conti. È la seconda volta in poche settimane, dopo la visita del 28 gennaio. Qui il tempo è segnato da crepe e transenne, non dai calendari.

Si parla di “ciclone Harry”. Il nome circola da giorni, ma non compare ancora tra le denominazioni ufficiali dei principali centri meteo nazionali. La frana però è reale. Le case spostate di pochi centimetri. Le strade piegate. I servizi interrotti. Nelle stanze del Municipio, qualcuno mostra le foto della cucina inclinata. Qualcun altro tiene in mano la cartellina con i documenti di agibilità. Nessuno vuole rassegnarsi.

Nel primo tratto della visita, la presidente ha percorso i margini della scarpata. Si è fermata davanti a un nastro bianco-rosso che sbatteva al vento. Ha ascoltato i racconti. “Non ci spaventano le regole, ci spaventano i tempi”, dice un artigiano che ha il laboratorio a poche traverse dalla frana. E qui la questione si sposta dal racconto ai fatti.

Dopo il giro in strada, la scena si è spostata dentro una sala operativa. Tavoli stretti, mappe aperte, telefoni silenziosi. È iniziato il vertice operativo con la Protezione civile per fissare le priorità. Al centro: abitazioni, ricollocazione degli sfollati, viabilità. È il cuore della visita. La richiesta, condivisa, è procedere per fasi snelle: sicurezza, assistenza, ripristino.

Cosa cambia per gli sfollati

La linea tracciata durante il vertice è chiara. Primo: messa in sicurezza della zona rossa e verifiche rapide di stabilità sugli edifici limitrofi, con tecnici incaricati e schede di valutazione standard. Secondo: sostegni immediati per chi è fuori casa, tra ospitalità alberghiera e contributi per l’autonoma sistemazione, come già previsto dalle procedure nazionali in caso di emergenza frana. Terzo: mappatura puntuale delle esigenze, famiglia per famiglia, per stabilire la ricollocazione temporanea più vicina a scuole e lavori. I numeri precisi sono in aggiornamento. Il Comune aprirà uno sportello dedicato e canali informativi costanti. È importante conservare le ricevute delle spese e segnalare subito criticità strutturali o sanitarie.

Viabilità e messa in sicurezza

Sul fronte delle strade, l’obiettivo è ripristinare collegamenti di base. Dove il dissesto lo consente, si valuteranno sensi unici alternati con semafori intelligenti e bypass provvisori. I tecnici hanno indicato indagini geologiche, rilievi con droni e monitoraggi continui, per decidere se intervenire con drenaggi, gabbionate o micropali. Senza fretta cieca, ma senza attese inutili: ridurre il rischio, riaprire i servizi essenziali, proteggere il perimetro. Le scuole e il trasporto pubblico locale avranno corsie preferenziali nelle scelte, perché il pendolarismo quotidiano non può essere un percorso a ostacoli.

In controluce, resta la partita delle risorse. Si lavorerà con gli strumenti ordinari della Protezione civile, le ordinanze del Dipartimento e, se necessario, ulteriori atti mirati per accelerare gare e cantieri. La parola chiave è coordinamento: Comune, Regione, uffici tecnici e volontariato. Gli aggiornamenti utili arriveranno dai canali ufficiali del Comune di Niscemi e del Dipartimento. Chi ha subito danni può intanto documentarli in modo preciso, con foto datate e segnalazioni protocollate.

C’è un’immagine che resta, uscendo dalla città: una rete arancione che disegna il bordo della collina e una bambina che la guarda dal sedile posteriore. Dentro quella trama ci sono attese, case, strade, stagioni. La domanda è semplice e ostinata: riusciremo a trasformare l’urgenza in lavoro ben fatto, prima che la prossima pioggia riscriva di nuovo il pendio?

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