Referendum 2026: Disposizioni Speciali per Elettori con Gravissime Infermità

Una mattina d’inverno, tendine tirate e rumore basso di telegiornale, una donna guarda la tessera elettorale come fosse un invito impossibile. Il Referendum 2026 è vicino e lei, attaccata a un respiratore, pensa che il voto sia per chi può uscire. Non sa ancora che la legge ha immaginato anche la sua stanza.

Il clima del Referendum 2026 sarà acceso. Idee opposte, discussioni in famiglia, code ai seggi. Ma non tutti possono mettersi il cappotto e scendere le scale. Ci sono cittadini per cui anche il tragitto più breve è un ostacolo invalicabile. Penso a chi dipende da apparecchi elettromedicali, a chi vive una infermità gravissima. Non parlo di semplice difficoltà: parlo di un “non posso, neanche con aiuto”.

Capita di sentirsi fuori dal gioco. Soprattutto quando la città scorre e tu resti fermo. Eppure il voto è un diritto pieno, non a metà. La legge italiana lo tratta come tale. In modo chiaro, quasi ostinato. E qui arriva il punto che cambia la storia, ma ci arrivo tra un attimo.

Molti Comuni organizzano un trasporto pubblico dedicato per chi ha mobilità ridotta. È utile, ma non basta per tutti. C’è chi non può proprio allontanarsi dall’abitazione. E no, non serve farsi forza: serve una procedura diversa, già scritta, collaudata, rispettosa.

Quando il voto arriva a casa

Esiste il voto domiciliare. È pensato per gli elettori con gravissime infermità, tali che l’allontanamento dall’abitazione sia impossibile anche con il trasporto organizzato. Vale anche per chi è dipendente da strumenti che non si possono spostare facilmente. La regola è semplice: se ti muovi, non voti a casa; se non puoi proprio muoverti, il seggio viene da te.

Requisiti essenziali: Abitare nel Comune in cui sei iscritto alle liste elettorali. Avere una condizione clinica certificata come “gravissima” da un medico dell’ASL designato. Inviare una domanda al Sindaco tramite l’Ufficio elettorale del Comune.

Documenti pratici: Richiesta scritta di ammissione al voto a domicilio. Certificato medico ASL che attesti l’infermità gravissima o la dipendenza da apparecchiature. Copia della tessera elettorale e di un documento d’identità.

Tempistiche: La finestra ordinaria è tra il 40º e il 20º giorno prima del voto. Per il Referendum 2026, le date esatte dipenderanno dalla convocazione ufficiale. I Comuni le pubblicheranno sui propri siti e all’albo. Se oggi non le trovi, non è un buco: è solo presto.

Come funziona il giorno del voto: Un seggio speciale (presidente e scrutatori) arriva a casa con plichi e verbali. La riservatezza è garantita. Se serve, è possibile il voto assistito con un accompagnatore di fiducia, secondo le norme in vigore. L’operazione dura pochi minuti. Resta traccia formale, come in sezione.

Un esempio concreto. Gianni, 62 anni, insufficienza respiratoria e ventilazione non invasiva, ha chiesto il voto a casa alle ultime consultazioni. Ha chiamato l’Ufficio elettorale, ha ritirato il modulo, ha fissato la visita con l’ASL. Niente giri complicati: in tre passaggi ha messo in sicurezza il suo diritto.

Consigli pratici e cosa aspettarsi

Muoviti presto: il certificato ASL va prenotato e rilasciato da un medico incaricato. Tieni a portata la tessera elettorale; se l’hai smarrita, chiedi subito il duplicato. Verifica che l’indirizzo di dimora sia aggiornato nei registri comunali. Nomina un caregiver come referente: telefono acceso, orari chiari, campanello visibile.

Se abiti fuori dal Comune in cui sei iscritto, il quadro cambia: per il voto a domicilio serve coincidenza. In caso di ricovero o strutture sanitarie, esistono altre soluzioni, ma dipendono dalla situazione e dai regolamenti locali. Meglio chiedere all’Ufficio elettorale: risponde, e spesso stupisce per concretezza.

In fondo, la democrazia non è una fila. È una porta che si apre. A volte si apre sul pianerottolo di casa. Ti va di bussarla, quest’anno, anche da lì?

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