Un gesto ci tradisce sempre: cercare il libretto spiegazzato nel portafoglio. Dal 2026 quel gesto cambia pelle. Niente effetti speciali, solo un nuovo modo di portare con sé chi siamo.
Se ripenso alle code in Anagrafe, vedo mani che tengono foto tessera appena stampate, bambini distratti, nonni con il vecchio cartoncino verde. La nostra identità ha avuto odore di carta per decenni. Intanto, senza troppo rumore, la Carta d’Identità Elettronica ha preso spazio nei portafogli. L’abbiamo usata per fare login ai servizi pubblici, per il Fascicolo Sanitario, per iscrivere i figli a scuola. Abbiamo imparato parole nuove, come PIN, PUK, app CIE ID. Eppure molti resistono: “Finché il cartaceo funziona, perché cambiare?”.
Il punto è che la transizione non è più solo un’opzione. In Italia già circolano decine di milioni di CIE. I Comuni rilasciano la tessera con chip, valida in Europa, con impronte e dati anagrafici impressi. Gli accessi digitali con CIE o SPID sono diventati routine. L’anagrafe si è spostata, almeno in parte, nello smartphone o nel lettore NFC. È la strada che hanno preso molti paesi europei: meno carta, più controllo sull’identità, più sicurezza contro i falsi.
Ed eccoci al cambio di passo. Secondo quanto indicato dal Ministero dell’Interno, con la “Circolare n. 76” del 13 ottobre 2025, dal 3 agosto 2026 si chiude l’era del documento cartaceo. Attenzione però: non parliamo di un “documento solo sul telefono” per tutti. Parliamo della fine del libretto in carta. Resta la tessera fisica con chip, resta l’uso digitale della CIE per i servizi online. Nota di cautela doverosa: il riferimento alla Circolare non è qui consultabile direttamente; in assenza del testo ufficiale, date e modalità vanno verificate sul portale istituzionale prima di prendere decisioni operative.
Addio al libretto cartaceo. Si userà la CIE come documento di riconoscimento principale. La CIE è una tessera fisica con microchip. Non serve per forza uno smartphone per esibirla. Per l’accesso ai servizi online si potrà usare la CIE con NFC e app CIE ID, oppure un lettore per computer. Di norma, i documenti già emessi restano validi fino a scadenza; in mancanza di un testo ufficiale disponibile, questa prassi va considerata probabile ma in attesa di conferma. Validità: 10 anni per maggiorenni, 5 anni dai 3 ai 18 anni, 3 anni sotto i 3 anni. Costi: quota statale pari a 16,79 euro, più diritti comunali variabili. Rilascio: prenotazione in Comune, foto, vecchio documento (o denuncia in caso di smarrimento), acquisizione impronte, consegna del PIN/PUK.
Vedo già la scena: tuo padre tira fuori il portadocumenti di cuoio e sospira. Gli spieghi che non perde autonomia. Gli sportelli restano. La tessera resta. Solo, è più difficile falsificarla e più facile accedere a certificati senza fare chilometri. Restano i timori sulla privacy: chi legge cosa? Qui vale una regola semplice. La CIE espone i dati stampati sul fronte; il chip aggiunge livelli di sicurezza e, per usi online, richiede il tuo PIN. Nessuno “legge” a distanza senza il tuo consenso.
Non ho lo smartphone: posso vivere lo stesso? Sì, la CIE è un documento fisico valido. Ho il cartaceo che scade nel 2027: devo cambiarlo prima? Di solito no, ma verifica le indicazioni ufficiali quando saranno pubbliche. Dove attivo la parte digitale? Conserva il PIN/PUK ricevuti, scarica CIE ID, verifica che il telefono abbia NFC, oppure usa un lettore su PC. E chi fa fatica con il digitale? Chiedi aiuto in Comune: molte amministrazioni attivano sportelli dedicati e mediatori digitali.
Forse ci mancherà il fruscio della carta. Ma una tessera che ti apre porte senza aprire cassetti può liberare tempo e pazienza. La domanda allora è semplice: cosa farai con quel tempo in più, quando l’identità smetterà di pesare nel portafoglio e inizierà a viaggiare più leggera con te?