Una notte tiepida, un bosco che pulsa di canti e risate, quattro giovani cuori in fuga e una città che si ferma ad ascoltare: “Sogno” porta sul palco l’eco di Shakespeare con la freschezza di chi, oggi, cerca ancora la propria strada fra luci, note e meraviglia.
Al Teatro Civico Roberto de Silva, in piazza Jannacci 1, arriva “Sogno”, un musical liberamente ispirato al “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare. In scena ci sono le ragazze e i ragazzi di AFK Progetto Giovani. Portano con sé la grazia dell’età e la fame di palcoscenico. Il racconto corre leggero: due innamorati fuggono nel bosco, due li inseguono, e intorno a loro si muove un regno notturno, dove fate e spiriti giocano con il destino come fosse una rima.
Shakespeare scrive questa commedia alla fine del Cinquecento. La immagina come un intreccio di incantesimi, malintesi e desideri che sbandano. Oggi quel gioco torna. Il re e la regina delle fate litigano. Le loro scosse arrivano fra gli umani. Erbe, pozioni, occhi che si aprono al momento sbagliato. E un gruppo di attori improvvisati che, in cerca di gloria, inciampa nella magia.
Qui il ritmo cambia. L’energia del canto sostiene i duetti e apre le fughe. La parola si fa musica. La scena alterna luci calde e ombre sottili, come in un’alba che tarda a venire. Non c’è niente di polveroso: l’immaginario è classico, ma il respiro è contemporaneo. Fin qui restiamo sul sentiero. Il punto, però, non è solo rimettere in moto una grande storia.
Eccolo, a metà strada: “Sogno” è soprattutto un atto collettivo. Il cuore batte quando i giovani interpreti prendono in mano il testo e lo trasformano in esperienza condivisa. La commedia degli equivoci diventa una mappa emotiva del presente. L’amore che non trova parole, la gelosia che brucia troppo in fretta, l’identità che si muove. Su tutto, un invito gentile: sospendere il giudizio, lasciarsi spostare.
Il bosco incantato è un luogo concreto e mentale. Lì si sbagliano strade, si cade e ci si rialza. È il posto sicuro in cui rischiare. Shakespeare lo sapeva bene. Le sue fate non sono cartoline; sono forze che mettono a nudo i desideri e smontano le pose. In platea, questa cosa funziona. Sorridi per un travestimento mal riuscito. Ti fermi su una pausa di silenzio. Riconosci quella paura che hai avuto anche tu, la notte prima di un sì.
Dati pratici? Nel materiale disponibile non compaiono orari o dettagli su biglietti. Meglio verificare presso il teatro prima di mettersi in fila. L’indicazione certa è il luogo: Teatro Civico Roberto de Silva, piazza Jannacci 1. Il resto lo fa la curiosità.
Un musical mette insieme voce, movimento e ascolto reciproco. Qui la prova si vede: attacchi puliti, ensemble che sostiene i solisti, scene che scorrono. L’iconico spirito burlone che sposta i destini non ha bisogno di effetti speciali. Gli basta una pausa, un battere di mani, un coro che entra al momento giusto. Intorno, una regia che non teme il gioco e un lavoro fisico che tiene il ritmo senza strafare.
“Sogno” non cerca la grande morale. Apre fessure. Ti fa uscire con il passo un po’ più leggero e la testa piena di immagini. Forse, tornando a casa, ti verrà voglia di attraversare una piazza come fosse un sottobosco. E di chiederti, sottovoce: quale piccolo incantesimo sto aspettando ancora?