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Cultura e Spettacolo

Da Lazza a Marracash, chi c’è dietro “100 messaggi” e “Crudelia”: alla scoperta di Drillionaire

Drillionaire, Diego Vincenzo Vettraino. L’uomo è il factotum di Lazza e non solo: dietro ogni suo successo c’è un’impronta ben precisa.

Il nuovo HipHop passa da Milano. Quante volte abbiamo dovuto fare i conti con questa affermazione da quando personalità del calibro di Guè Pequeno e Marracash si affermavano sulla scena, fino ad oggi che ne sono parte integrante. Il Duomo guarda all’America: è vero, ma c’è bisogno di fare alcuni distinguo.

La mano di Drillionaire dietro il successo di Lazza (Screenshot Google-MilanoCityRumors.it)

L’HipHop ha sempre avuto una propria street credibility per via della fama che si è costruito lungo le strade e nei quartieri più importanti dove regna ancora oggi il freestyle. A mettere però il Rap e l’HipHop in primo piano anche nella musica contemporanea e a farlo arrivare nelle case di produzione discografica di un certo lignaggio fu Fabri Fibra.

Drillionaire mentore di Lazza

Tarducci, insieme a suo fratello Nesli, prima della lite che ne separò i destini professionali ma non il rapporto e la stima (se hanno trovato la forza di chiarirsi) carnale, hanno segnato uno spartiacque profondo fra prima e dopo. Quell’era – dello sbarco nel mainstream – è finita. Oggi il Rap e l’HipHop in Italia sono di tutti e piacciono a tutti.

Diego Vincenzo Vettraino riferimento sulla scena contemporanea (Screenshot Google-MilanoCityRumors.it)

I brani scalano le classifiche, anzi è addirittura un genere inflazionato. Che piace anche a chi aveva altre velleità e influenze. Il Rap – con Marracash e Caparezza – ha vinto il premio Tenco. Quei dischi, rispettivamente “Io, loro, gli altri” e “Museica”, hanno raggiunto la stima di un Paese intero facendo la differenza. Sono diventati riferimento.

Prima e dopo Tarducci

Il merito è anche di chi sforna in continuazione talenti: a differenza degli altri generi, nell’HipHop e quindi nel Rap, figura fondamentale sono i produttori. Nel Pop seguono l’artista, all’interno di quella che viene definita doppia acca, invece, l’artista è accompagnato. Oggi la differenza la fanno loro.

I rapper cantano, creano eseguono. I produttori plasmano. Mettono il cantante nella condizione di dare il meglio. Se Lazza è quello che è diventato, lo si deve principalmente a Drillionaire. Per tutti Diego Vincenzo Vettraino. Uno che coltiva gli artisti con la semplicità dei tempi d’oro e li fa emergere come un veterano: maniaco della precisione e della ricercatezza del suono.

Il valore del producer

Le sue basi e gli arrangiamenti sono abiti sartoriali. 100 messaggi è anche opera sua: a tal proposito ha detto “Quando Lazza mi ha proposto il testo non ci volevo credere. Quella canzone mi ha tolto il sonno”. Ecco Drillionaire non dorme – diciamo così – per molti artisti: in primis per Rkhomi, Sfera Ebbasta e Salmo.

Tutte persone con cui ha collaborato e collabora. L’aspetto innovativo dell’HipHop italiano è la natura duttile dei vari producer. Producono, sì, ma sono anche consulenti: vengono chiamati per modificare, migliorare o ricollocare il lavoro degli altri. Quindi Drillionaire ha messo “il naso” – si fa per dire – un po’ dappertutto.

L’esempio di Marracash

Con Dardust si divide la scena musicale attuale. Sono talmente bravi (e conosciuti) che anche i cantautori di altri generi strizzano l’occhio a loro. Se è vero che Fabri Fibra ha rotto gli argini con il passato guardando al futuro prima di altri, Drillionaire sta riuscendo a ridefinire i canoni dell’HipHop moderno. In grado di guardare alla vecchia scuola spingendosi anche oltre.

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Lontano dai manierismi e con qualche contaminazione che arricchisce un mosaico già piuttosto pregno di suggestioni. Chiedere a Marracash che, con Crudelia, ha sancito il passaggio definitivo da Maestro di Cerimonie, per tutti MC, a cantore dell’anima. Questo anche grazie a un certo tipo di lavoro che entra nelle orecchie, ma passando da dietro le quinte. La scena è di chi illumina. Drillionaire e compagni, però, sanno premere i tasti giusti per accendere le luci.