Bandierine che si affacciano dai balconi, passi che convergono verso la piazza, mormorio di voci che si fanno coro. A Cormano il 25 Aprile non è solo calendario: è un gesto condiviso, un patto civile che si rinnova all’aria aperta, tra sguardi che si riconoscono.
Il Comune di Cormano si prepara a celebrare il 25 Aprile, la nostra Festa della Liberazione. L’Amministrazione rinnova l’omaggio a chi scelse la Resistenza quando la paura sembrava più conveniente. È un rito civile, sobrio, che parla chiaro. Si onorano le donne e gli uomini che hanno reso possibile la nostra democrazia.
Un dato su tutti. Il 25 aprile 1945 il CLNAI proclamò l’insurrezione generale nel Nord Italia. Milano e Torino si liberarono, e pochi giorni dopo, il 2 maggio, la guerra in Italia finì. Dal 1949, con la legge n. 260, il 25 Aprile è festa nazionale. Sono coordinate certe, non retorica.
Cormano è una comunità di circa 20 mila residenti (stima anagrafica arrotondata). Qui la memoria non vive nei discorsi lunghi, ma nei gesti corti: la corona d’alloro, il silenzio davanti al monumento, un applauso asciutto dopo l’Inno. Al momento non ci sono ancora dettagli ufficiali sul programma pubblico della giornata; per aggiornamenti conviene seguire il sito del Comune di Cormano: https://www.comune.cormano.mi.it
Nel 25 Aprile c’è una grammatica semplice. Una bandiera tricolore. I nomi dei caduti letti con rispetto. L’ANPI, o chi ne raccoglie l’eredità, che porta voci e storie. Capita spesso di vedere una classe con l’insegnante, o un gruppo di giovani con i cartelli scritti a mano. Non serve coreografia: basta la presenza.
Mi torna in mente un ragazzo che, durante una cerimonia simile, lesse una lettera di un partigiano. La voce tremava, ma il senso arrivava limpido: non c’era eroismo da film, c’era scelta quotidiana. A Cormano, come in tante città lombarde, lo spirito è questo. Essenziale, diretto, umano.
Il cuore del 25 Aprile, però, batte a metà mattina. È quando ti accorgi che non stai guardando indietro. Stai guardando intorno a te. La Costituzione non è un cimelio: è un manuale di convivenza. I suoi articoli parlano di diritti, lavoro, uguaglianza, libertà di parola. Non sono idee sospese: entrano in fila al supermercato, in autobus, in consiglio comunale, nelle conversazioni online.
La Festa della Liberazione diventa allora un esercizio civile: chiedersi se le nostre scelte di oggi onorano quel patto. Se il tono che usiamo con chi la pensa diverso difende o indebolisce la nostra democrazia. Se sappiamo distinguere il dissenso legittimo dalla nostalgia per ciò che negò libertà e persona.
Qualche elemento concreto aiuta a dare sostanza. In molte città si depongono fiori al monumento cittadino ai Caduti, si ascoltano testimonianze di familiari, si leggono brani della Resistenza. A volte partecipano cori o bande civiche. A Cormano è verosimile una cerimonia istituzionale di questo tipo; finché il Comune non pubblica il programma, è corretto non dare orari o dettagli non confermati.
C’è un’immagine che spesso chiude queste mattine: bambini che giocano mentre gli adulti parlano. È il punto esatto della ricorrenza. Memoria e futuro nella stessa inquadratura. Non un rito che si ripete, ma un invito che si rinnova: quale gesto, oggi, farà di te un custode della libertà domani?