La fiaccolata organizzata ieri sera a Milano in memoria di Ramy Elgaml ha visto la partecipazione di centinaia di persone, in segno di lutto dopo la tragica morte del 19enne
“Chi pensa di poter sfruttare questa occasione per fare casino e creare un clima di intolleranza e di violenza sappia che non è il benvenuto, e quindi lo invitiamo a tornarsene a casa…”
La premessa alla manifestazione in memoria di Ramy Elgaml conquista il primo applauso di una serata tranquilla nel corso della quale i tanto temuti incidenti che si erano verificati pochi giorni fa con un intero quartiere in ostaggio e a soqquadro non ci sono stati.
La manifestazione per ricordare Ramy Elgaml, il giovane egiziano di 19 anni morto tragicamente la settimana scorsa in un drammatico incidente stradale si è svolta tranquillamente e senza incidenti. Una fiaccolata che ha visto una partecipazione massiccia, non meno di 700 organizzata lungo le strade di Corvetto e Ripamonti e che si è conclusa all’angolo di via Quaranta, dove Ramy ha perso la vita durante un inseguimento da parte delle forze dell’ordine.
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Massiccio ma quasi invisibile il cordone di forze dell’ordine che è rimasto a distanza in modo garbato, evitando qualsiasi possibile fraintendimento o tentativo di provocazione. Che per altr non c’è stato.
La morte di Ramy, avvenuta nella notte tra sabato e domenica scorsa, è stata il tragico epilogo di una fuga iniziata quando il 19enne e il suo amico non si sono fermati a un posto di blocco dei carabinieri. Dopo aver percorso le strade della città ad alta velocità, da corso Como fino al proprio quartiere, con alcuni tratti in contromano, lo scooter su cui viaggiavano si è schiantato contro il palo di un semaforo.
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Ramy è morto per le gravissime ferite poco dopo il ricovero. Il suo compagno, il tunisino Fares, 22 anni, che era alla guida del mezzo, è ancora ricoverato in gravi condizioni. Anche se ieri è uscito dal coma farmacologico e si spera che presto possa rispondere alle domande degli inquirenti. Al momento è piantonato in ospedale e quando verrà dimesso dovrà restare agli arresti domiciliari.
Un altro corteo nel corso del pomeriggio di ieri, organizzato dai Giovani Palestinesi, era partito da piazzale Loreto percorrendo via Padova fino all’Anfiteatro Martesana: anche qui uno striscione per ricordare Ramy. Ma senza incidenti. In serata le persone giunte al Corvetto si sono limitate a camminare in silenzio, con le luci delle torce a illuminare la strada. Sul luogo dell’incidente un lungo minuto di silenzio collettivo.
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Gli amici di Ramy hanno chiesto di percorrere via Mompiani, la via dove abitava il ragazzo, in totale silenzio per rispettare il dolore della famiglia che ha deciso di non prendere parte alla manifestazione. “È troppo presto – ha detto Yehia Elgaml il papà di Ramy – ma spero che tutti si comportino come si deve proprio per onorare il ricordo di mio figlio”.
Durante il corteo, alcuni manifestanti hanno esposto striscioni e fotografie in ricordo del giovane, mentre alcuni religiosi musulmani hanno accompagnato la passeggiata salmodiando alcuni versetti del Corano.
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Un messaggio chiaro è stato quello di mantenere la fiaccolata pacifica, con gli organizzatori che hanno chiesto a chi avesse intenzione di deviare dalla tranquillità della marcia di allontanarsi.
Tuttavia la morte di Ramy continua a scatenare una serie di interrogativi riguardo la sicurezza delle operazioni delle forze dell’ordine, sollevando anche discussioni sulla modalità e sulle circostanze dell’inseguimento.
Alcuni manifestanti, tuttavia, hanno voluto ancora una volta sensibilizzare le istituzioni, e in particolare la magistratura, affinché venga fatta piena chiarezza sull’accaduto. Nel frattempo la famiglia ha deciso che Ramy sarà sepolto a Milano, dove si è sempre sentito “più italiano che egiziano” secondo le parole del padre.