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Don Malgesini: ergastolo per l’omicida

Malgesini
don Roberto Malgesini - Fonte foto Milano.Corriere.it

Nella giornata di ieri è arrivata la sentenza di condanna all’ergastolo per Mahmoudi Ridha, l’uomo di origine marocchina, senza fissa dimora, che si era accusato della morte di Don Roberto Malgesini, ucciso a Como il 15 settembre del 2020.

Il pm Massimo Astori ha riconosciuto nel suo gesto la premeditazione e ha rigettato la tesi della difesa che aveva chiesto uno sconto di pena avanzando l’ipotesi dell’infermità mentale.
A supporto della sua tesi, il pm ha citato il video delle telecamere di sorveglianza che si trovavano nelle vicinanze della parrocchia di San Rocco dove don Malgesini si adoperava per gli ultimi. Mostrano Mahmoudi che staziona all’esterno in attesa del sacerdote che, tutte le mattine, portava la colazione ai senzatetto che stazionavano nelle vicinanze. Lo avvicina e inizia a colpirlo, ripetutamente, con un coltello. Poi si allontana.

Al loro arrivo i soccorsi sanitari possono solo constatare il decesso mentre i Carabinieri trovano l’arma del delitto a poca distanza dal luogo dell’aggressione. All’indomani dell’omicidio, Mahmoudi si presenta in caserma accusandosi del delitto. Sulle mani ha ferite di arma da taglio che si era fatto curare al pronto soccorso. Il suo arresto viene convalidato con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione.

Il giorno del primo interrogatorio, però, l’omicida ritratta tutto e imbastisce un racconto in cui si dichiara vittima di un complotto per essere espulso dall’Italia nel quale sarebbe coinvolto proprio don Malgesini.
A suo carico , in effetti, pendono diversi provvedimenti di espulsione, mai diventati esecutivi, l’ultimo dei quali datato aprile 2020. L’uomo non accusa altre persone del delitto e si decide di trattenerlo in carcere.

La sua difesa decide allora di chiedere la perizia psichiatrica anche alla luce dei disturbi manifestati da Mahmoudi in passato. A distanza di un anno la sentenza di condanna.

Nel frattempo Como ha deciso di ricordare il prete degli ultimi dedicando una piazza alla sua memoria nel corso di una cerimonia avvenuta a un anno esatto di distanza dai fatti.