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Istat: la speranza di vita al tempo del covid

Istat

L’Istat ha presentato l’ottava edizione del rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile – Bes – che fotografa fenomeni economici, sociali e ambientali nel nostro paese sulla base di 12 domini.

In questa edizione hanno quindi giocato un ruolo chiave la salute, con focus inevitabile sul covid. Lo studio ha rilevato che nel 2010 la speranza di vita alla nascita era pari a 81,7 anni. Nel 2019 era salita a 83,2  per poi scendere di un punto nel 2020.
Per recuperare questo valore, cresciuto nel corso di 10 anni occorrerà un tempo piuttosto lungo.

Nel rapporto Istat si legge: “Lo scenario di diffusione dell’epidemia nel nostro Paese può essere sintetizzato in tre fasi.
La prima, compresa nel periodo tra febbraio a fine maggio 2020, quello della cosiddetta “prima ondata”, è stata “caratterizzata per una rapidissima diffusione di contagi e decessi e per una forte concentrazione territoriale, prevalentemente nel Nord del Paese.

Quindi, con l’arrivo della stagione estiva, ovvero da giugno a metà settembre, si è passati ad una cosiddetta “fase di transizione”, nella quale la diffusione dei nuovi casi è stata inizialmente molto contenuta.

Poi, alla fine di settembre, si sono identificati focolai sempre più numerosi in tutto il Paese e, sin dalla fine di settembre ecco la “seconda ondata”, con i nuovi casi di contagio che sono nuovamente “aumentati con un ritmo esponenziale in gran parte del Paese e solo da metà novembre si è osservato un calo dell’incidenza”.

Tra febbraio e novembre 2020 sono stati diagnosticati un milione e 651 mila casi.
Nello stesso periodo sono stati rilevati 57.647 decessi.

A questo proposito, rileva sempre il Bes, la percentuale di decessi con età inferiore ai 50 anni è stata dell’1% per entrambi i generi. La fascia di popolazione over 80 è risultata la più colpita con il 60% dei casi complessivi. La fascia 70-79 anni ha assorbito un quarto dei decessi, mentre quella 60-69 anni il 10%.
Nella sola Lombardia si sono registrati oltre 22.500 decessi, il 40% dei quali per covid.