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Il piano pandemico, l’Oms e la Procura di Bergamo

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L’ultima puntata di Report, andata in onda lo scorso 30 nnovembre, ha scatenato un’ondata di polemiche sul ruolo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – Oms – nella gestione della pandemia nella bergamasca tanto che nella vicenda gioca un suo ruolo anche la Procura di Bergamo che indaga sulla mancata istituzione delle zone rosse tra Alzano Lommbardo e Nembro oltre che sulle responsabilità per le 3.100 vittime di questi territori.

Al momento, ha precisato la Procura, non c’è nessuna inchiesta aperta sull’Oms ma, come precisano i titolari dell’inchiesta Antonio Chiappani e Maria Cristina Rota : “Il nostro obbiettivo è capire se esisteva un piano pandemico, se era aggiornato, se era appropriato e in che modo questo si riverberi sulla mancata istituzione della zona rossa e sulla chiusura e poi immediata riapertura dell’ospedale di Alzano.
[…] capire se dirigenti e medici avevano delle direttive da seguire e se l’eventuale mancanza di queste direttive abbia inciso sulla diffusione del contagio nella provincia […]”.

Ma cosa è successo?

Dal materiale dell’inchiesta di Report è emerso che l’Oms era in possesso di un piano pandemico elaborato dal nostro Ministero della Salute con delle linee guida da seguire in caso di un’eventuale pandemia.
Il documento era datato 2006. Da uno scambio di email venuto in possesso della trasmissione, tra il coordinatore dei ricercatori della sede veneziana dell’Oms Francesco Zambon e Ranieri Guerra, vicepresidente europeo della stessa Oms nonché collaboratore esterno del ministro Speranza, ci sarebbe stata la richiesta di aggiungere la dicitura “aggiornato al 2016”. Questo documento, inoltre, sarebbe comparso anche sul loro sito nella trattazione della gestione italiana della pandemia per poi scomparire poche ore dopo.

Dietro la richiesta di modifica ci sarebbe una “questione politica” ovvero il fatto di attenersi a direttive, spesso impopolari, di cui Oms era a conoscenza. Questo perché “[…]Ricordati che hanno appena dato 10 milioni di contributo volontario sulla fiducia e come segno di riconoscenza”.
In un’altra mail Guerra scriveva: “Come sai, sto per iniziare con il ministro il percorso di riconferma parlamentare (e finanziaria) del centro di Venezia e non vorrei dover subire ritardi o contrattacchi”.

Ora, il personale che lavora per l’OMS è da considerarsi alla stregua di personale diplomatico che gode di una speciale immunità mentre si è scoperto che l’organizzazione non gradisca che suoi rappresentanti siano coinvolti in indagini giudiziarie, specie se per omicidio ed epidemia colposa come nel caso di Bergamo.
Nonostante questo, Zambon è già stato sentito dalla Procura solo che i magistrati vorrebbero riascoltarlo in quanto persona informata sui fatti, sempre che il Ministero degli Esteri disponga l’autorizzazione.

Nel frattempo, dopo questi fatti, i verbali di Guerra, Zambon e altri collaboratori dell’Oms che hanno reso testimonianza sono stati secretati. Dopo la messa in onda, il profilo Facebook di Guerra è stato inondato di insulti e inviti alle dimissioni mentre il diretto interessato ha già annunciato querela.

La Procura di Bergamo attende di completare le indagini, non senza difficoltà e per le quali si va verso una proroga dei termini, per accertare omissioni e responsabilità sanitarie e politiche. C’è attesa per il contributo della consulenza che sta redigendo il virologo Andrea Crisanti.