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Chi ha contratto il coronavirus si può riammalare

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I soggetti che hanno contratto l’infezione da coronavirus possono essere soggetti a riammalarsi. 

Lo conferma uno studio pilota a cura del team del Laboratorio Covid dell’Ieo, guidato dai ricercatori Federica FacciottiMarina Mapelli e Sebastiano Pasqualato, appena pubblicato sul Journal of Clinical Medicine.

Sono stati sottoposti a test sierologico 16 malati di forme meno gravi di Covid, 23 che hanno invece richiesto il ricovero ospedaliero in terapia intensiva. I risultati sono quindi stati confrontati con i sieri di 436 soggetti sicuramente non infetti.
I risultati hanno mostrato che nel giro di un mese gli anticorpi contro il virus erano già dimezzati. Il che significa che anche i soggetti che si sono ammalati devono attenersi alle disposizioni sanitarie e quindi indossare la mascherina, rispettare il distanziamento sociale e disinfettarsi le mani.
Lo studio, per ora, ha monitorato i pazienti entro 4 settimane dalla negativizzazione ma si sta già pensando di estendere sia il tempo di osservazione dei pazienti sia il loro numero a partire da 1.500 dipendenti dello Ieo.
In caso di nuovo contagio, dal momento che l’immunizzazione riguarda sia gli anticorpi sia le cellule, è probabile che i pazienti non arrivino a sviluppare i sintomi della malattia.

L’attività dei ricercatori prosegue anche in direzione di nuovi strumenti diagnostici diversi dal tampone ma ugualmente affidabili.
Federica Facciotti ha spiegato: “Abbiamo messo a punto, in collaborazione con il Laboratorio di Federico Forneris dell’università di Pavia, un test che rileva le immunoglobuline G (IgG), affidabile al 95%, a un costo accessibile per tutte le strutture di ricerca. 
Successivamente lo abbiamo utilizzato per uno studio pilota su un campione di medici e infermieri malati di Covid-19, con l’obiettivo di identificare l’intensità e la durata dell’azione protettiva degli anticorpi nei soggetti infettati”.