Como, razzismo in campo: il caso “Jackie Chan” fa scattare la denuncia alla FIFA

Como, caos in campo. “Jackie Chan” al giocatore coreano fa tornare il razzismo nel rettangolo verde. Denuncia formale alla FIFA.

Como contro Wolverhampton, un’amichevole – disputata lunedì scorso – che avrebbe dovuto far parlare il campo. A tenere banco, però, sono state soltanto le polemiche. Aperto persino un fascicolo per una denuncia formale alla FIFA. Segno che, forse, si è andati oltre.

Hwang Hee-chan
Hwang Hee-chan al centro di un possibile caso di razzismo (LaPresse-MilanoCityRumors.it)

Tutto nel giro di pochi istanti, sufficienti a mettere in dubbio gli ideali e i valori fondanti del calcio internazionale: protagonista della vicenda il difensore del club britannico Hwang Hee-chan che, nel corso della gara amichevole, si sente chiamare Jackie Chan da uno dei giocatori del Como, rimasto anonimo.

Razzismo in campo: scoppia il caso a Como

Da quel momento scoppia il putiferio. Il Wolverhampton reclama l’attenzione delle autorità e parla di razzismo in campo. L’episodio non finisce sugli spalti, ma arriva sui social e nei palazzi del potere. La società inglese dirama una denuncia formale alla FIFA. Al punto che il Como, oramai al centro della vicenda, ha preso posizione dicendo che nessuno dei giocatori in squadra ha usato dispregiativi nei confronti del collega coreano convocato.

Hwang Hee-chan Como
Como, aperta un’inchiesta dopo l’amichevole con il Wolverhampton (LaPresse-MilanoCityRumors.it)

La compagine comasca ha parlato di “reazioni esagerate” da parte dei britannici. La pratica resta in sospeso e nelle prossime settimane ci sarà una decisione definitiva. L’intervento delle autorità serve a evitare di cavalcare stigmi che potrebbero favorire pregiudizi e stereotipi dentro e fuori dal campo.

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Il “soprannome” durante la partita

Definire un calciatore coreano “Jackie Chan” sintetizza – in maniera beffarda e riduttiva – la storia e le origini di un popolo. Per questo motivo un ‘semplice’ appellativo è diventato un caso internazionale, con la Federcalcio coreana che esige chiarezza. Lo scontro – dialettico – va ben oltre il triplice fischio per una partita che non è ancora finita.

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