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Uniti per l’Abbiatense: Sindaci Collaborano per Migliorare Sicurezza e Vivibilità

In una sera limpida sulla pianura, le luci dei paesi dell’Abbiatense si chiamano da lontano. Non è solo geografia: è un patto di prossimità. Sindaci, tecnici, cittadini. Tutti a dire: qui vogliamo stare bene.

La vita nell’Abbiatense

Chi vive nell’Abbiatense conosce il ritmo delle strade dritte, i canali, le piazze che si riempiono al mercato. E conosce anche ciò che stona: un’area buia vicino alla stazione, l’auto che sfreccia dove non deve, il marciapiede rotto davanti alla primaria. Sono dettagli, certo. Ma i dettagli fanno la vivibilità.

La politica di prossimità

Qui entra in gioco la politica di prossimità, quando funziona. Non con slogan, ma con scelte che si toccano: attraversamenti ben segnalati, illuminazione che toglie ombre, panchine sane nei giardini, orari della Polizia Locale coordinati. Le priorità? Le indicano le mamme al cancello delle scuole, il barista che apre alle sei, chi rientra dal turno serale.

La riunione dei sindaci

Il punto è arrivato ieri, giovedì 12 febbraio: i sindaci dei Comuni dell’area si sono seduti allo stesso tavolo. Hanno messo al centro due parole semplici e difficili: sicurezza e qualità della vita. Non hanno diffuso cifre o cronoprogrammi ufficiali al momento; quelle arriveranno, dicono, con gli atti formali. Ma la direzione è chiara: collaborazione stabile, condivisione dei dati e interventi coordinati sul territorio.

Cosa può cambiare vicino a casa

Il primo mattone è pratico: un tavolo tecnico unico tra Comuni, Polizia Locale e, dove necessario, Prefettura. La cornice esiste già nei Patti per la sicurezza urbana previsti dal D.L. 14/2017: consente presidi congiunti, scambio di informazioni e azioni mirate sui punti critici.

Le azioni in discussione

Quali azioni si stanno discutendo? Tre linee, pragmatiche: Più luce e più chiaro. Sostituzione di lampade datate con LED, sensori nelle vie di passaggio, manutenzione veloce sui guasti. La buona illuminazione riduce le zone grigie e aiuta tutti, anche chi si muove in bici o spinge un passeggino. Mobilità gentile. Segnaletica rifatta, attraversamenti rialzati in prossimità delle scuole, limiti 30 su tratti sensibili, micro-interventi per collegare piste e marciapiedi. La viabilità ordinata è prevenzione. Presidio e ascolto. Pattugliamenti coordinati nei fine settimana e nelle fasce serali, mappa delle segnalazioni pubblica e aggiornata, uso mirato della videosorveglianza nel rispetto delle regole sulla privacy. Qui contano metodo e trasparenza.

Un metodo che fa comunità

La novità non è l’idea in sé, ma il perimetro della collaborazione. Un problema di confine non è più “di là” o “di qua”: è di tutti. Un incrocio pericoloso, ad esempio, non aspetta un rimpallo di competenze. Si misura il flusso, si condividono i dati, si decide chi fa cosa e quando.

Il ruolo dei cittadini

C’è anche un elemento umano. Una signora che torna dal lavoro e trova il vialetto del parco più chiaro sente che il Comune c’è. Un ragazzo che pedala su un tratto nuovo, ben segnato, prova che la strada è anche sua. Sono segnali che contano quanto i numeri. Non tutto sarà immediato. Mancano, per ora, scadenze ufficiali e indicatori pubblici di risultato. È giusto dirlo con onestà. Ma l’impianto è solido: poche priorità, responsabilità chiare, verifica periodica. E un invito ai cittadini: segnalazioni puntuali, uso degli spazi comuni, educazione reciproca. La vivibilità è un gioco di squadra.

La domanda finale

Alla fine, la domanda è semplice: come vogliamo sentirci quando rientriamo la sera, quando accompagniamo i bambini, quando incrociamo uno sconosciuto in piazza? Se la risposta è “tranquilli e a casa”, allora questa è la strada. Una luce accesa alla volta, un attraversamento fatto bene, una pattuglia al momento giusto. E una comunità che impara a riconoscersi anche al buio.