San Donato in lotta contro il gioco d’azzardo: nuovi orari portano a una perdita di 2,5 milioni di euro in scommesse

Le luci delle macchinette si spengono prima. Le porte delle sale restano chiuse in più momenti della giornata. In città l’aria cambia: meno rumore di rulli, più chiacchiere sui marciapiedi. San Donato prova a riscrivere il rapporto con il caso, e i numeri cominciano a parlare.

La scena è semplice. Fuori da un bar, due amici si fermano sull’uscio. Un tempo entravano per “un attimo” alle slot. Ora trovano i monitor spenti. Ordinano un caffè. Restano cinque minuti in più. Sembrano dettagli. Non lo sono.

Il Comune ha introdotto nuovi orari per il gioco d’azzardo nei luoghi fisici. Bar e sale scommesse rispettano restrizioni orarie nitide. Meno finestre di tempo. Meno spontaneità. Meno automatismi. È una leva concreta. Interrompe la routine. Spezza il “solo due minuti”.

Perché gli orari contano

La disponibilità crea abitudine. La scarsità la frena. La letteratura sul rischio lo ripete da anni: quando riduci l’accesso, riduci le giocate fisiche. Le fasce di spegnimento tagliano le puntate impulsive, quelle fatte tra un’uscita dal lavoro e la spesa. Qui si aggiunge un fattore sociale: se il gruppo entra e trova spento, il gruppo cambia piano. E quando il rito salta, spesso non torna uguale.

A metà anno nessuno si sbilanciava. Ora i conti sono più chiari. Secondo il monitoraggio comunale, nel 2025 San Donato ha registrato una perdita di valore sulle scommesse e sui giochi in presenza pari a 2,5 milioni di euro. Sono soldi che non sono finiti in puntate, in schedine, in apparecchi. È una cifra concreta per una città di queste dimensioni. La leggi così: meno esposizione a ludopatia, più ossigeno per famiglie in bilico.

“Nei giorni di spegnimento regolare vedo altri gesti”, racconta un barista. “Due birre e una briscola. Prima erano tre ticket e un silenzio lungo.” Non è una statistica, ma è un segnale.

C’è un’ombra, però. La migrazione all’online. Il quadro nazionale mostra una crescita del gioco via app e siti, con una raccolta annua che supera i cento miliardi. Per San Donato non ci sono ancora dati certi su un eventuale spostamento digitale legato ai nuovi orari. È giusto dirlo. La sfida vera è duplice: proteggere nei luoghi fisici e informare chi gioca su internet, dove l’accesso è h24 e le barriere sono sottili.

La Carta Etica che arriva a marzo

A marzo la città mette un altro tassello: l’incontro pubblico per una Carta Etica contro l’azzardo. L’idea è chiara. Poche regole condivise. Comportamenti verificabili. Niente pubblicità aggressiva vicino a scuole e impianti sportivi. Formazione per i gestori su segnali di rischio. Informazioni visibili su autoesclusione e aiuto clinico. Coinvolgimento di scuole, associazioni sportive, parrocchie. Non un manifesto di buone intenzioni. Un patto pratico.

Sul fronte della tutela esistono strumenti già attivi: limiti di spesa e tempo, registri di autoesclusione, servizi pubblici per la cura delle dipendenze. Funzionano quando qualcuno li presenta con parole semplici e senza stigma. Su questo si gioca molto: nel modo in cui una città parla del gioco, senza puntualoni né moralismi, ma con la certezza che la salute viene prima.

Alla fine resta una domanda. Se sposti l’orologio, cambi la storia? Qui la risposta comincia a prendere forma: meno tempo disponibile, meno soldi bruciati, più spazio per scelte diverse. Non è una crociata. È un tentativo adulto di rimettere al centro la vita di tutti i giorni. San Donato oggi spegne qualche luce. E forse ne accende altre, in posti che avevamo dimenticato di guardare.

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