A San Donato le luci delle sale si spengono prima, le abitudini cambiano, la città respira. Meno rumore di monete, più silenzio in strada. E una domanda che resta lì, semplice: cosa succede quando ridai tempo alle persone, invece che slot al tempo?
La scena è questa: serrande giù a orari inattesi, bar che ripensano il pomeriggio, adulti che passano davanti alle vetrine e tirano dritto. In molti notano un clima diverso. I gestori si regolano. Le famiglie ci contano. È una piccola crepa in un sistema grande, ma qui si vede.
Il Comune ha scelto di tagliare le finestre di apertura delle sale giochi e dei punti scommesse. Non entri a qualsiasi ora. C’è una logica semplice: meno ore esposte, meno impulso, più controllo. Le norme guardano anche alla tutela dei minori e alla salute pubblica. Non abbiamo un dettaglio ufficiale di ogni fascia oraria, ma il perno è chiaro: stop nelle ore più a rischio, in particolare la tarda sera e la notte.
E chi vive la città se ne accorge. Un bar a ridosso della stazione ha iniziato a spingere i panini all’ora di pranzo. Una parrucchiera racconta che il vicino è “più presente la sera”. Sono segnali. Piccoli, concreti. Non fanno statistica, ma fanno comunità.
Cosa dicono i numeri
Il punto centrale arriva ora: nel 2025, secondo i dati ufficiali raccolti dal Comune, le giocate fisiche a San Donato sono scese di circa 2,5 milioni di euro. È l’effetto più visibile delle restrizioni orarie. Parliamo di puntate non online, quindi ticket al banco, slot e VLT accese meno tempo. Il calo non spiega tutto, ma racconta una tendenza.
Sull’azzardo online non ci sono ancora dati certi a livello locale. È giusto dirlo senza giri di parole. Chi lavora sulla prevenzione lo ripete: la linea è doppia. Da un lato limiti e controlli laddove ci sono macchine e cassa. Dall’altro informazione, aiuto e alternative dove lo schermo è a casa, in tasca, ovunque.
La scelta di restringere gli orari non è un salto nel buio. Altre città l’hanno già fatto, con esiti simili: meno spesa fisica, più tracciabilità, più protezione dei fragili. La giurisprudenza ha riconosciuto ai Comuni un margine per intervenire sui tempi, purché in modo proporzionato e motivato. Qui la motivazione sta in due parole: ludopatia e costi sociali.
Una “Carta Etica” che chiama tutti in causa
A marzo si terrà un incontro pubblico per definire la Carta Etica contro l’azzardo. Sarà un patto leggero, ma concreto. Coinvolgerà esercenti, scuole, associazioni, servizi sanitari territoriali. In bozza si parla di impegni chiari: niente pubblicità aggressiva, formazione del personale sul gioco responsabile, visibilità dei numeri di aiuto, spazi vetrati meno invitanti, informazione sui limiti d’età. Non è un manifesto astratto. È una griglia di azioni su cui misurarsi.
Accanto, restano fondamentali gli sportelli di ascolto e i percorsi di cura. Chi sente di avere un problema deve trovare porte aperte, non giudizi. A San Donato, come altrove, i servizi per le dipendenze sono il primo riferimento. Il messaggio è semplice: chiedere aiuto funziona.
Questa storia, in fondo, è tutta qui: una comunità che prova a cambiare ritmo. Meno casualità, più intenzione. Meno rumore di fondo, più tempo restituito. La luce al neon che si spegne prima non è solo un interruttore. È un invito gentile: cosa ce ne facciamo, adesso, di quelle ore recuperate?




