Una mattina di febbraio, corridoi silenziosi a Palazzo Trotti e voci basse in piazza: nel Vimercatese l’aria sa di decisioni che cambiano il passo, di comunità che alzano la mano e chiedono di essere ascoltate. È qui che la partita sulla Pedemontana si fa concreta, tra carte bollate e strade immaginate.
C’è un punto, nel Nord della Brianza, in cui mappe e abitudini quotidiane si incrociano. Il progetto dell’autostrada Pedemontana promette scorrimento e connessioni. La Tratta D-Breve ne è il tassello più discusso: un collegamento pensato per tagliare il Vimercatese, tra capannoni, parchi di quartiere, scuole che sbucano dietro le rotonde.
Le persone qui non parlano di piani regolatori al bar. Parlano di tempi di percorrenza, di code la sera, di aria che brucia la gola in inverno. È da questi dettagli che si capisce perché la questione scalda. E perché, passo dopo passo, i Comuni del Vimercatese hanno deciso di salire di livello.
Perché il Vimercatese dice no
La mappa ufficiale della Tratta D-Breve non è un poster in camera. È un tracciato che, secondo i sindaci, rischia di aumentare il traffico locale e il consumo di suolo in una zona già densa. Le preoccupazioni ruotano su parole semplici: impatto ambientale, sicurezza vicino alle scuole, rumore sui terrazzi d’estate. Non ci sono solo principi. Ci sono incroci, svincoli, fasce di rispetto. Dettagli che, se sbagliati, restano per decenni.
Le amministrazioni parlano di un “saldo” che non torna. Più corsie, meno verde; più velocità, ma code agli imbocchi. E chiedono un’alternativa credibile: potenziamento delle arterie esistenti, tecnologie di gestione del traffico, mitigazioni reali e misurabili. Su alcuni passaggi tecnici — aggiornamento degli studi, qualità della VIA e della VAS, confronto sulle opere compensative — non ci sono oggi dati pubblici e univoci: i Comuni annunciano che entreranno nel merito in sede legale e in conferenza stampa.
Ed eccoci al punto centrale. Le amministrazioni comunali del territorio hanno presentato un ricorso al TAR contro gli atti che sbloccano la Tratta D-Breve. È lo strumento previsto dall’ordinamento quando si contesta un iter amministrativo: non blocca in automatico i cantieri, ma chiede ai giudici di verificare se procedure e valutazioni stiano in piedi. In parallelo, domani 14 febbraio, appuntamento a Palazzo Trotti: conferenza stampa per spiegare le motivazioni, i passaggi già compiuti, i possibili esiti.
Cosa succede adesso
I tempi del TAR non sono istantanei. Possono arrivare misure cautelari se i giudici vedono un danno imminente, altrimenti si va all’udienza di merito. Nel frattempo, la palla resta anche in campo politico e tecnico: Regione, concessionario e Comuni possono ancora sedersi e ricalibrare tracciati, barriere, attraversamenti. È qui che contano i numeri: chilometri di nuove corsie, decibel previsti alle facciate, chilogrammi di polveri in più o in meno, ettari salvati da un esproprio. Dati verificabili, pubblici, confrontabili.
Nel Vimercatese le storie sono concrete. Una nonna che porta il nipote al parco e vuole sentire gli uccelli, non il ronzio continuo. Un artigiano che sogna consegne più rapide, ma non a costo di perdere clienti per i lavori infiniti. Una ragazza che corre la sera lungo la ciclabile e chiede solo aria pulita e un passaggio sicuro. Quando un’opera promessa come “infrastruttura strategica” incontra queste vite, la distanza tra progetto e territorio si misura in fiducia.
Domani, nelle sale affrescate di Palazzo Trotti, scopriremo se il racconto cambia tono: numeri sul tavolo, mappe finalmente leggibili, impegni scritti. Intanto, la domanda resta sospesa nell’aria fredda di febbraio: possiamo costruire strade che uniscano senza dividere, e farlo davvero insieme a chi ci abita accanto?




