Un sabato al mese, alle 10:30, la Biblioteca di Villa Burba apre una piccola finestra sul tempo. Le sedie si avvicinano, il brusio cala, un libro si apre. La vita quotidiana resta fuori per un’ora, mentre i classici tornano a farsi voce nel presente.
Classici a Colazione è una proposta semplice. Funziona perché è concreta. Tu arrivi. Trovi letture scandite, una guida discreta, conversazioni senza ansia da prestazione. La partecipazione è libera e gratuita. Un dettaglio non banale: l’accesso a cultura e dialogo non costa nulla. Succede nella Biblioteca Adulti di Villa Burba, un luogo che ha il passo giusto per un sabato mattina.
Ho visto gruppi nascere così: prima occhi bassi, poi qualcuno rompe il ghiaccio con un ricordo. Un personaggio somiglia a un vicino, una frase suona come una verità rimossa. È questo il punto che arriva a metà mattina, con calma: i classici non sono reliquie. Sono strumenti per capire oggi.
Gli incontri non sono una scaletta di riassunti. Sono tappe attraverso libri che hanno superato secoli e crisi. Frankenstein di Mary Shelley (1818) parla di creazione e di responsabilità. Oggi lo leggiamo accanto ai dibattiti su intelligenza artificiale e bioetica. Memorie del sottosuolo di Dostoevskij (1864) mette a nudo l’io che si contraddice. Lo riconosciamo nello scroll notturno e nell’isolamento digitale. Giobbe di Joseph Roth (1930) attraversa perdita e fede con una prosa limpida. È un racconto di resilienza prima che la parola diventasse moda.
Lo straniero di Albert Camus (1942) è essenziale. Parla di libertà, colpa, assenza di senso. Ti costringe a guardare. Lolita di Vladimir Nabokov (1955) scava nel desiderio e nel potere con una lingua ipnotica. Chiede responsabilità nello sguardo del lettore. La valle dell’Eden di John Steinbeck (1952) mette in scena il bene e il male come possibilità, non come etichette. La scelta è il cuore.
Il formato è chiaro. Una breve introduzione contestualizza autore e anno, poi la lettura a voce alta. Si apre il giro di tavolo. Non serve aver letto il libro per intero: bastano curiosità e ascolto. Il clima è accogliente. Le domande contano più delle risposte.
31 gennaio – Frankenstein: nasce un essere, nasce una domanda. Chi è il mostro?
28 febbraio – Memorie del sottosuolo: l’io si contraddice e si rivela.
28 marzo – Giobbe: dolore, fede, una famiglia, un paese lontano.
18 aprile – Lo straniero: il sole a picco, una scelta irreversibile.
23 maggio – Lolita: lingua splendida, materia scomoda. Si legge con cautela.
20 giugno – La valle dell’Eden: fratelli, colpa, possibilità di ricominciare.
I dati sono semplici e verificabili: titoli noti, anni di pubblicazione consolidati, orario fisso, ingresso gratuito. Manca solo una cosa, che nessuna scheda può garantire: l’energia che nasce quando una pagina tocca una vita concreta. Quella si vede sul posto. Inizia con un silenzio, finisce con un sorriso o con una domanda appuntata sul quaderno.
Un sabato al mese è un ritmo umano. Non chiede prestazioni. Chiede presenza. Magari arrivi per curiosità e esci con una frase che non avevi mai notato. O con il desiderio di rivedere un amico che hai interrotto di colpo anni fa. I libri fanno questo: rimettono in moto ciò che sembrava fermo.
Allora appuntati l’orario. Prendi posto tra le sedie. Lascia che la pagina lavori in te. Quale voce dei classici vorresti sentire la prossima volta, e perché proprio adesso?