Olympiade: Il Ritorno del Ballet de l’Opéra Grand Avignon tra Danza e Riflessione

Un ritorno che corre sul filo della memoria e del futuro: con Olympiade il Ballet de l’Opéra Grand Avignon riporta in scena una sfida viva, dove il corpo parla e il tempo, per una volta, ascolta.

Dopo il successo della stagione 23/24, il Ballet de l’Opéra Grand Avignon rilancia con Olympiade. L’attesa è concreta. Il titolo fa pensare agli stadi, ma qui si entra in teatro per incontrare la vita che accelera, frena, inciampa, riparte. In platea si respira curiosità. Sul palco, 12 interpreti: non “solo” danza contemporanea, ma una pratica di ascolto reciproco. Ti viene voglia di stare dentro quel battito.

Alla guida ci sono Antonio De Rosa e Mattia Russo, anima di KOR’SIA. Hanno ideato e firmato la regia. Lavorano con precisione artigianale. Preferiscono una scrittura fatta di segni netti, che unisce gesto e idea. La loro coreografia nasce anche dal contributo dei danzatori e delle danzatrici. È una scelta etica oltre che estetica: condividere responsabilità, moltiplicare sguardi, tenere la scena come fosse una città.

Una pista che misura il tempo

Il punto centrale arriva piano, come un respiro che si allunga: il palco si trasforma in una pista di atletica senza tempo. Le linee diventano traiettorie, il suolo un campo di frizione e slancio. Qui il movimento non corre soltanto: interroga lo spazio-tempo. Chi sono quando scatto? E quando aspetto? La corsa diventa una griglia per leggere l’identità. In solitaria o in gruppo, ognuno cerca il proprio passo.

La scena suggerisce staffette che si fanno duetti, partenze false che diventano dialoghi, arrivi che non chiudono niente. Il fiato è un metronomo. La massa si organizza e poi si sfalda. C’è tensione fra individualità e collettività, come in ogni gara che conta. L’energia scorre a ondate, ma i dettagli restano nitidi: un appoggio del piede, un incrocio di braccia, un’alternanza rapida tra peso e sospensione. Non serve conoscere la tecnica per riconoscere quella fame di avanzare.

Il disegno visivo respira con il movimento. Le scene e luci di Eleonora Rodigari, in collaborazione con De Rosa e Russo, scolpiscono traiettorie e interruzioni. I costumi di Luca Guarini parlano di funzione, ma sanno stare in scena con stile. La musica originale e gli arrangiamenti di Alejandro de Rocha spingono e poi aprono spazio, come fa un allenatore quando capisce che è il momento di lasciarti andare.

Crediti e artigianato della scena

La drammaturgia di Gaia Clotilde Chernetich tiene insieme le piste narrative senza appesantire. Evita la morale, alimenta domande. La produzione è dell’Opéra Grand Avignon, in coproduzione con Les Hivernales CDCN d’Avignon, centro riconosciuto per la creazione coreografica in Francia. Sono dati che contano: spiegano perché il progetto è seguito con attenzione e perché la compagnia può permettersi ricerca e cura. Il cast è composto da 12 danzatori, elemento non banale in tempi in cui gli organici ridotti sono la norma.

Chi ha amato la scorsa stagione qui ritroverà una maturità nuova. Chi arriva per la prima volta troverà un invito semplice: guardare il passo proprio mentre osserva il passo altrui. È questo, forse, il cuore di Olympiade: ricordarci che correre ha senso solo se ogni tanto scegliamo di cambiare corsia.

Quando le luci si abbassano, le linee della pista restano negli occhi. Sembrano strade. Tu quale prendi, oggi: quella che conosci o quella che ancora non sai nominare?

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