Un pomeriggio in biblioteca che profuma di carta nuova, risate e colla. “GioveBì” torna il 26 febbraio alle 17 con una lettura che parla di amicizia e un laboratorio che fa brillare gli occhi. Piccole mani all’opera, storie che avvicinano, adulti e bimbi che si scoprono complici tra scaffali pieni di promesse.
“È amore anche questo, si sa: fatto di risate e complicità. Sotto la parola ‘amico’ si nasconde un bene.” Il tema è lì, chiaro e semplice. La biblioteca apre lo spazio, i bambini lo riempiono con curiosità. Il progetto GioveBì del 26 febbraio, alle ore 17, unisce letture ad alta voce e laboratorio creativo. Nasce così un evento che parla ai piccoli e rassicura i grandi: qui si cresce insieme, senza fretta.
In sala si comincia con una storia. Voce che guida, occhi che seguono, figure che fanno strada. La lettura è breve, intensa, rispettosa dei tempi dei più piccoli. Poi si passa al tavolo. Carta, forbici con punta arrotondata, colori morbidi. Il laboratorio invita a costruire un segno tangibile dell’amicizia: un biglietto, un disegno a due, un dettaglio che resta. Non serve perfezione. Serve presenza.
Cosa succede in biblioteca il 26 febbraio
Ore 17: accoglienza e lettura condivisa su amicizia e cura reciproca. A seguire: laboratorio manuale ispirato alla storia. Durata media di un’ora scarsa, con pause naturali. Pubblico: famiglie con bimbi. Se hai dubbi su età e modalità, chiedi allo staff: la biblioteca orienta volentieri.
Questa formula funziona. Non è un caso. Le ricerche educative concordano: la lettura ad alta voce sostiene linguaggio, attenzione e ascolto già dalla scuola dell’infanzia. La pratica di raccontare e di farsi raccontare aiuta a nominare emozioni e a riconoscere l’altro. I laboratori, anche semplici, allenano motricità fine, decisione e collaborazione. Sono effetti osservabili e misurati in tante esperienze pubbliche e scolastiche. Qui li vedi accadere davanti ai tuoi occhi.
C’è poi un valore che non finisce su un grafico. Incontri altre famiglie, scambi idee, scopri nuove storie. I bambini vedono adulti che stanno insieme in modo gentile. È una lezione senza cattedra. E capita di sentire frasi che restano: “Mi aiuti tu?” “Posso incollare io?” Piccoli accordi, piccole prove di fiducia. È così che la parola “amico” smette di essere astratta e diventa gesto.
Perché vale la pena portarli
Perché l’esperienza è concreta e accessibile: libri, mani, volti. Perché allena la socialità in un luogo sicuro. Perché amplia il vocabolario emotivo. Perché costruisce abitudini culturali familiari: la biblioteca come spazio di comunità, non solo di prestito.
Se è la prima volta, arriva con un po’ di anticipo. Scegli un cuscino vicino alla voce. Tieni con te una bottiglietta d’acqua. Lascia che la curiosità faccia il resto. Se cerchi informazioni pratiche su ingresso o prenotazioni, chiedi direttamente al banco: i dettagli operativi possono variare e meritano conferma.
Quando il laboratorio finisce, spesso cala un silenzio dolce. Si guardano le cose fatte. Si sceglie un libro illustrato da portare a casa. Qualcuno sussurra “ancora una?”, e non è solo la richiesta di un’altra storia. È il desiderio di trattenere quel bene semplice che si è acceso tra pagine e risate. E se l’amicizia cominciasse proprio da qui, tra il fruscio di un foglio e uno sguardo che dice: ci sono?




