GIFFONI SCHOOL EXPERIENCE: Un Viaggio Educativo nel Mondo del Cinema Arriva a Melzo dal 2 al 6 Marzo

Dal 2 al 6 marzo, Melzo diventa un set diffuso: cinque giorni per scoprire come il cinema possa educare, unire e aprire strade nuove. La Giffoni School Experience arriva in città con proiezioni, laboratori e un’idea semplice ma potente: trasformare la visione in azione, la curiosità in racconto.

A volte basta una sala buia per rimettere a fuoco la realtà. Succede quando un film tocca una corda precisa e ci spinge a parlarne. È lo spirito della Giffoni School Experience, che dal 2 al 6 marzo fa tappa a Melzo. Qui le scuole trovano un percorso chiaro: proiezioni guidate, momenti di formazione per studenti e docenti, e—al centro—un cortometraggio realizzato dagli studenti. Non un compito in più, ma un’esperienza che resta.

Giffoni lo fa da più di cinquant’anni. Dal 1971 ha messo al centro i ragazzi, affidando loro il giudizio sui film e la parola nei dibattiti. Ogni anno coinvolge migliaia di giovani giurati. In Italia, dal 2017, il Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola riconosce il valore didattico dell’audiovisivo. Non è moda: è educazione civica, media literacy, cittadinanza digitale. E Melzo si inserisce in questa rotta.

Ho visto classi cambiare passo davanti a un’inquadratura coraggiosa. Un ragazzo taciturno che, in fase di montaggio, trova il ritmo del racconto. Una docente che, dopo i titoli di coda, apre con calma un dialogo su identità e linguaggio. Il cinema come spazio educativo funziona perché coinvolge testa, pancia e mani. Vedi, discuti, fai.

Perché il cinema funziona a scuola

Il film ti chiede attenzione e restituisce domande. Porta nel concreto temi come inclusione, ambiente, bullismo, lavoro. Sviluppa competenze trasversali: lavoro di squadra, gestione del tempo, problem solving. Inquadrare è scegliere. Tagliare è argomentare. Dare voce a un personaggio è esercizio di empatia. Niente di più utile per chi cresce oggi in un flusso continuo di immagini.

La Giffoni School Experience struttura tutto questo. Le proiezioni sono pensate per età e percorso. I dibattiti hanno una guida. I laboratori di ripresa e montaggio mettono in mano strumenti veri, anche con mezzi accessibili come smartphone e microfoni leggeri. La qualità non è un lusso: è un metodo.

E qui arriva il cuore del progetto. Nel corso della settimana, gli studenti costruiscono un’idea, scrivono, girano, montano. Alla fine presentano un corto collettivo. Non anticipiamo la trama: nasce in classe, si nutre di sguardi locali, parla la lingua di Melzo. È il momento in cui il pubblico diventa autore. È il passaggio da spettatore a cittadino.

Cosa aspettarsi a Melzo

Mattine in sala con film selezionati e introduzioni pensate per le classi. Pomeriggi di formazione: scrittura, regia, suono, montaggio, dialogo con professionisti. Sessioni per docenti su didattica dell’immagine ed educazione ai media, in linea con la legge 92/2019 sull’educazione civica. Lavoro di troupe per il corto: ruoli chiari, tempi stretti, risultati condivisi.

Gli organizzatori comunicheranno il calendario dettagliato e gli ospiti confermati. Se qualche titolo o orario non è ancora pubblico, è normale: il programma si chiude spesso a ridosso per incastrare scuole e disponibilità dei relatori.

Melzo ha il pubblico giusto per questa sfida. Chi entra in sala qui conosce il silenzio denso prima che lo schermo si accenda. In quei secondi c’è già un’educazione all’ascolto. Poi partono le immagini, e tutto diventa possibile: una classe trova un lessico comune, un quartiere riconosce un pezzo di sé, un ragazzo scopre di avere una voce.

Dal 2 al 6 marzo, il laboratorio di futuro è aperto. Si esce con un film, certo. Ma soprattutto con uno sguardo più attento e qualche domanda nuova. La più semplice è anche la più urgente: se avessi due minuti di storia e un’inquadratura sola, quale Melzo racconteresti?

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