Segrate si prepara a un pomeriggio di coriandoli, musica e incontri: il Carnevale torna in città con una parata colorata e una festa di piazza capace di far ballare tre generazioni.
C’è un momento, a fine inverno, in cui la città decide di farsi vedere. Le case si aprono, i balconi si affacciano, i bambini spuntano con mantelli, cappelli, code di drago. Il Carnevale a Segrate è questo varco lieve: un invito a cambiare pelle per un giorno, a ridere più forte, a camminare vicini.
Chi abita qui lo sa. Le scuole preparano cartelloni, i negozi tirano fuori le frittelle, i nonni rammendano un’ala di farfalla all’ultimo secondo. C’è sempre un papà che lima una spada di cartone in cucina e una mamma che prova la parrucca davanti allo specchio. Poi, tutti fuori, perché l’aria sa di zucchero e tempesta di coriandoli.
Pensate alle piccole cose. Le stringhe da rifare tre volte. Un mantello che si impiglia alla bici. Un “ci vediamo in piazza” mandato con un messaggio all’amico che non vedi da mesi. Il bello del Carnevale non è solo la maschera. È la gente che si riconosce, anche sotto il trucco.
Il cuore batte da metà pomeriggio. Sabato 21 febbraio, la sfilata in maschera parte da via Amendola alle 14.30 e scorre per le vie del centro fino a piazza San Francesco, dove esplode la festa di piazza. Qui vi aspettano il concorso per le maschere più creative e un dj set pensato per far muovere anche chi giura di non saper ballare. Non è indicato l’anno di riferimento nei materiali consultati: verificate l’aggiornamento dell’informazione prima di mettervi in cammino.
Consiglio pratico. Arrivate con un po’ di anticipo, soprattutto con bambini piccoli. Portate acqua, salviettine, un sacchetto per i coriandoli usati. Se potete, raggiungete il percorso a piedi o in bici. Non risultano note ufficiali su eventuali chiusure stradali o piani meteo; in caso di pioggia, controllate i canali dell’organizzazione per conferme e orari.
La gara è un gioco, ma il gioco è serio. Preparate un costume che racconti chi siete oggi. Un astronauta con le scarpe di ginnastica. Una contadina con una borsa glitterata. Un lupo buono che distribuisce caramelle. Il Carnevale vince quando mescola immaginario e quotidiano senza sforzo.
Le famiglie non vengono solo a guardare. Portano torte, scattano foto, fanno da pubblico e da scenografi. Le associazioni locali aggiungono colore. Le scuole mettono ritmo e allegria. Non è stato diffuso l’elenco dei gruppi in parata al momento della pubblicazione, ma l’ossatura resta quella che conosciamo: camminare insieme, fare spazio agli sguardi, lasciare che la musica spiani la timidezza.
C’è un’immagine che torna ogni anno. Un bambino si ferma a metà sfilata, si sfila la maschera perché fa caldo e ride con il naso rosso di zucchero filato. Alle sue spalle, un nonno finge di brontolare, poi batte il tempo con il bastone al ritmo del DJ. È lì che capisci perché vale la pena uscire. Per vedere la città che si prende per mano.
Alla fine, quando il sole scivola e la Piazza San Francesco si svuota piano, restano briciole di stelle per terra. Non c’è morale, non c’è riassunto. Solo una domanda semplice: quale colore, domani, avrai ancora il coraggio di portare addosso?