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Cronaca

Omicidio Umberto Mormile, ucciso 34 anni fa: condannati due pentiti di ‘ndrangheta

Svolta nel caso dell’educatore carcerario di Opera, ucciso l’11 aprile 1990 nella sua auto mentre andava a lavoro: condannati due uomini

Educatore carcerario, in servizio prima a Parma e poi ad Opera, Umberto Mormile è stato ucciso sulla provinciale Binasco-Melegnano mentre, a bordo della sua auto, si recava al lavoro. A togliergli la vita sei colpi di 38 special sparati da una moto Honda 600 che, affiancatisi alla sua Alfa Romeo 33, non gli hanno lasciato scampo.

Novità sul caso di Umberto Morbile: condannati due pentiti della ‘ndrangheta (milano.cityrumors.it / ansafoto)

L’omicidio dell’educatore carcerario è stato fin da subito rivendicato dall’organizzazione terroristica Falange Armata Carceraria, che ha fatto il suo esordio nel panorama criminale proprio con questo assassinio. Ecco chi sono stati i mandanti, gli esecutori e qual è la novità di queste ultime ore.

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I primi due condannati e il movente

Subito dopo l’uccisione e la rivendicazione da parte della FAC, alcuni uomini sono stati condannati in via definitiva proprio per l’omicidio dell’educatore carcerario. Si tratta di Antonio e Domenico Papalia, accusati di essere i mandanti dell’assassinio e di Antonio Schettini e Nino Cuzzola, rei confessi come esecutori materiali. Per quanto riguarda il movente, secondo gli investigatori dell’epoca questo era da ricercare nel desiderio di vendetta a causa del rifiuto di Mormile di scrivere una relazione favorevole nei confronti di un permesso di libera uscita per il boss Domenico Papalia, in quel momento condannato all’ergastolo.

Novità sul caso di Umberto Morbile: scoperto il movente reale (milano.cityrumors.it)

Di fatto, anni dopo il pentito Vittorio Foschini smentirà questa circostanza e, soprattutto, quella relativa alla proposta di 30 milioni di lire che, sulle prime, sembrava che fossero stati offerti a Mormile in cambio della relazione favorevole.

La riapertura delle indagini e i nuovi condannati

I fratelli di Umberto, con tutti i famigliari, hanno voluto una riapertura delle indagini in merito all’uccisione del loro caro e questo ha portato alla condanna di altri due uomini. Secondo loro, infatti, è pur vero che Umberto fu ucciso dalla ‘ndrangheta, ma è impossibile che non ci fosse stato una sorta di nulla osta dai servizi segreti deviati. Il gup Marta Pollicino ha quindi condannato a sette anni di reclusione Salvatore Pace e Vittorio Foschini, due collaboratori di giustizia.

Il primo è accusato di essere stato a capo dell’organizzazione che, a richiesta delle associazioni criminali di Papalia e Trovato, si metteva a disposizione come supporto logistico soprattutto durante la preparazione, fornendo ad esempio armi o mezzi. Il secondo, più nello specifico, dovrebbe essere colui il quale ha fornito precisamente il mezzo sul quale viaggiavano i reali esecutori materiali del delitto.

La reale motivazione del delitto

Le nuove indagini, però, hanno anche portato alla luce le reali motivazioni che han portato all’omicidio di Mormile. Sembra infatti che l’educatore aveva scoperto dei rapporti tra i servizi segreti e la ‘ndrangheta, quindi aveva minacciato di svelare tutto. “È la prima sentenza che riconosce a distanza di 34 anni le vere ragioni dell’uccisione di nostro fratello. È una gran bella soddisfazione e sono infatti emozionato perché non pensavo che accadesse” ha commentato Stefano, fratello di Umberto.