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Cronaca

Legato, torturato e poi strangolato per farsi pagare la cocaina: condanna a 28 anni per il killer

La Corte di Assise di Monza si è espressa e per il killer di Omar Annaoui ha condannato un 35enne a 28 anni di carcere: le novità

Ritrovato esanime il 28 agosto 2022 in un campo di grano poco distante dall’ex carcere di Desio, Omar Annaoui è riuscito finalmente ad avere giustizia. Per la sua morte, infatti, la Corte di Assise di Monza ha condannato l’imputato connazionale Sadik Ilhami, 35enne, a 28 anni di carcere: ecco la ricostruzione dell’omicidio e le ultime novità sul caso.

Condanna per l’uomo che uccise Omar Annaoui: 28 anni per lui (milano.cityurmors.it / ansafoto)

Gli ha legato i piedi e le mani, l’ha picchiato violentemente, torturato con un bruciatore e poi l’ha strozzato con una canna dell’acqua: tutto questo per farsi rivelare il PIN del bancomat e, quindi, ottenere i soldi relativi alla dose di cocaina che avevano appena consumato, insieme. È stato questo ciò che ha portato all’omicidio di Omar Annaoui, 53enne marocchino: nonostante il pm avesse chiesto 24 anni, la Corte di Assise ha voluto riconoscere anche altro.

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Il ritrovamento del corpo

A indicare ai Carabinieri il cadavere di Omar e quindi il luogo dove è stato ucciso è stato un uomo marocchino, il cui nome non è noto. Questo avrebbe trascorso la serata con la vittima e con l’omicida e, a un certo punto, avrebbe capito o assistito al tremendo epilogo. Sul luogo del ritrovamento, quindi, i RIS hanno ritrovato delle tracce dell’omicida, specialmente sul tubo dell’acqua usato per strangolare la vittima e sulla pala con cui è stata scavata la buca necessaria al sotterramento del corpo.

Condanna per l’uomo che uccise Omar Annaoui: 28 anni per lui (milano.cityurmors.it / ansafoto)

Se da un lato Sadik Ilhami si dichiara innocente e punta il dito contro il supertestimone, ritenuto attendibile dalla Procura di Monza, dall’altro quest’ultima ha condannato il primo a 28 anni di carcere, considerando anche una recidiva per fatti violenti. Le accuse sono di omicidio volontario, occultamento di cadavere, rapina e utilizzo abusivo di carte di pagamento.

L’indagine sul supertestimone

I giudici della Corte d’Assise, però, parallelamente alla condanna rimandano gli atti alla Procura, così che si indaghi di nuovo sul supertestimone e sul suo eventuale coinvolgimento nell’omicidio come parte attiva. “È possibile ipotizzare la presenza di altre persone sul luogo del delitto ma non si può escludere l’imputato, che inizialmente ha addirittura negato di essere mai stato nel seminterrato” ha detto il pm in fase di requisitoria. “Invece il testimone ha corso un rischio folle di fare scoprire il cadavere e poi di essere a sua volta accusato dell’omicidio“, ha concluso.