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Fame: i dati dell’indice globale che la misura presentati da Fondazione Cesvi

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Fondazione Cesvi ha presentato la sedicesima edizione italiana dell’Indice Globale della Fame, un indicatore che segue i progressi dell’iniziativa delle Nazioni Unite verso l’obiettivo della sua riduzione a zero entro il 2030.

L’analisi ha preso in considerazione 116 Paesi in cui è stato possibile calcolare il punteggio di questo indicatore sulla base di quattro fattori: denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita infantile e mortalità dei bambini sotto i cinque anni.
Dopo anni di progressi incoraggianti nella lotta alla fame, il 2020 è stato l’anno della battuta di arresto e la ragione non è riconducibile solo alla pandemia di covid.

I numeri descrivono una realtà in cui 155 milioni di persone si trova in uno stato di insicurezza alimentare, con un incremento di 20 milioni rispetto al 2019. Le aree del mondo con gli indici più elevati si registrano nell’Africa Sub sahariana e dell’Asia meridionale. A determinare questa situazione ci sono in primis i conflitti che nel solo 2020 erano 169. Non è quindi un caso se caso otto dei dieci Paesi con livelli di fame “allarmanti” o “estremamente allarmanti” coincidono con conflitti di lungo corso come avviene in Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Sud Sudan, Siria fino a Yemen e Somalia.

A questo scenario sarà da aggiungere lo shock economico provocato dalla pandemia che, secondo la FAO, porterà il numero delle persone denutrite a quota 657 milioni entro il 2030.
A completare il quadro ci sono poi i cambiamenti climatici che distruggendo villaggi e campi rendono ancora più difficile l’accesso al cibo.

Per quanto riguarda gli altri indicatori, desta preoccupazione l’incremento del tasso di denutrizione, che è passato dal 19,6% del periodo 2014-2016 al 21,8% del periodo 2018-2020. L’indicatore relativo all’arresto della crescita è stato l’unico a far registrare una leggera flessione passando dal dal 34,8% del 2015 al 32,4% del 2020.

“La lotta alla fame – ha detto il presidente di Fondazione Cesvi Gloria Zavatta – è pericolosamente fuori strada. È urgente spezzare il circolo vizioso con cui fame e conflitto si alimentano l’un l’altro. Senza pace difficilmente potremo eliminare la fame nel mondo. Senza sicurezza alimentare non potrà esserci pace duratura”.

A questi interventi dovrà necessariamente accompagnarsi una trasformazione dei sistemi alimentari come ha spiegato Maurizio Martina vice direttore generale della FAO: “Gli interventi che aumentano la resilienza e l’inclusività dei mezzi di sussistenza basati sull’agricoltura e supportano la sicurezza alimentare hanno un ruolo importante nella promozione della pace, poiché affrontano non solo i sintomi ma anche le cause profonde del conflitto”.

Sarà poi indispensabile affrontare i conflitti a livello politico e implementare il diritto umanitario internazionale sanzionando chi vìola il diritto umano al cibo ricorrendo alla fame come arma di guerra o inibendo l’accesso degli aiuti umanitari.