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Vaccino anti covid: un algoritmo per decidere chi e quando vaccinare nel 2021

Mentre il numero delle vittime da covid raggiungeva il suo massimo con 347 vittime in Lombardia e 993 a livello nazionale, l’attenzione rimane alta sul vaccino e soprattutto sulle modalità della sua somministrazione.

A parte la priorità iniziale da riservare ad alcune categorie come personale sanitario, ospiti delle Rsa e anziani, con quali criteri si dovrà procedere con il resto della popolazione?

È un quesito che si è deciso di risolvere con l’aiuto della tecnologia e dell’intelligenza artificiale attraverso la quale è stato messo a punto un algoritmo che stabilisca un elenco di priorità su chi deve ricevere il vaccino.
Questo, a sua volta è il risultato di uno studio condotto da Giovanni Corrao, statistico medico della Bicocca a capo del centro interuniversitario Healthcare research and pharmacoepidemiology.
Lo studioso ha anche prodotto studi sulla curva epidemica, usando sempre un algoritmo, e che si sono rivelati corretti.

Se la prospettiva è una vaccinazione di massa che, ragionevolmente, si protrarrà per mesi, si pone il problema di stabilire con quale criterio affrontarla. Considerazioni generiche del tipo dare la priorità a pazienti sottoposti a terapie immunodepressive piuttosto che agli anziani con patologie croniche non rappresentano un criterio affidabile.
Lo stesso Corrao sostiene “Uno strumento che ci indichi il rischio della popolazione generale non esiste”.

Ecco allora il progetto StreSS in cui il punto di partenza è una mappatura delle persone dal punto di vista sanitario a partire da una specie di “impronta” lasciata nel Sistema sanitario ovvero la storia sanitaria di ognuno ricavata da prescrizioni mediche, ricoveri, visite ambulatoriali, esenzioni da malattie e accessi al Pronto soccorso.
Questi dati, inseriti all’interno di un modello statistico e quindi elaborati, sarebbero in grado di restituire una vera e propria lista attendibile con le priorità di vaccinazione . E lo farebbe in maniera scientifica e senza discrezionalità generiche e non misurabili.

Il primo banco di prova ha dato buoni risultati: “Tutto parte dall’analisi di queste variabili nelle persone che hanno già avuto conseguenze severe per colpa del Covid o sono decedute – ha illustrato Corrao – . Abbiamo fatto una prima sperimentazione in Campania, in quel caso abbiamo lavorato sul rischio di infezione ma il principio è identico: il modello funzionava molto bene, ora si tratta di estenderlo ed è fondamentale avere il parere favorevole delle altre Regioni”.

Altra questione sarà poi valutare la risposta dei soggetti vaccinati al trattamento. In un vaccino efficace, la risposta dovrebbe essere uguale in tutti i soggetti indipendentemente dall’età anagrafica o dalle patologie preesistenti.
A questa domanda dovrebbero poter rispondere le autorità regolatorie che stanno esaminando i dossier sui vaccini in via di sperimentazione.