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Tra Modernità e Tradizione: ‘Gioia Mia’, il Film che Esplora il Legame tra un Bambino Tecnologico e la sua Zia Superstiziosa

Una casa senza Wi-Fi. Un bambino con lo smartphone sempre in mano. Una zia che parla con gli angeli. “Gioia Mia” apre una porta su due Italie che si guardano di traverso e finiscono, piano, per volersi bene. È un viaggio breve e luminoso tra abitudini opposte, dove la tecnologia incontra il rito e ne esce qualcosa di sorprendentemente umano.

A Rho, il circuito Cin&città porta “Gioia Mia” all’Auditorium comunale P. Reina di via Filippo Meda 20. Le proiezioni sono fissate per martedì 17 marzo alle 17:00 e alle 21:00, mercoledì 18 marzo alle 21:00, giovedì 19 marzo alle 21:00. La programmazione è stata comunicata a livello locale; consigliamo di verificare eventuali aggiornamenti.

Nico è un bambino moderno. Vive in una famiglia laica. Naviga veloce tra app e notifiche. Arriva in Sicilia per l’estate e trova un’altra epoca. La zia, signorina devota e scorbutica, lo accoglie in un palazzo antico. Niente tecnologia. Niente elettrodomestici. Solo storie, superstizione, finestre grandi e un silenzio che fa rumore.

Lei impone regole. Lui sbatte i piedi. Lei invoca angeli e spiriti. Lui cerca campo con il telefono che non prende. Lo scontro tra modernità e tradizione è netto. Ragione contro fede. Velocità contro lentezza. Eppure, tra una messa e un pisolino forzato, qualcosa cambia. I due si annusano. Si sfidano. E poi, quasi senza dirlo, si scelgono.

Margherita Spampinato firma un debutto misurato e personale. L’idea nasce dai suoi estati siciliani, tra zie “signorine” e un’atmosfera sospesa tra chiesa e magia. Non c’è folklore gratuito. C’è intimità. La regia si affida ai gesti piccoli e ai silenzi pieni. Una critica autorevole ha parlato di “grazia e profondità” e di relazioni costruite “lente ma autentiche”. È una definizione che calza: il film respira, non spiega troppo, lascia fare allo sguardo.

Modernità e rito, lo specchio di casa nostra

Chi ha passato un agosto senza Wi‑Fi lo sa: il tempo si allunga e i dettagli si accendono. Un odore di basilico. Una crepa sul muro. Un rosario che ticchetta sul tavolo. In Italia, le indagini più recenti su minori e digitale indicano che la larga maggioranza degli 11‑17enni usa uno smartphone ogni giorno. “Gioia Mia” non demonizza quel mondo. Mostra, piuttosto, cosa succede quando lo si mette a contatto con un’altra grammatica del vivere: il rito, la pausa, il segno.

La zia prova a educare con l’arma del “si fa così”. Nico resiste con il “perché no?”. In mezzo, un terreno comune: il bisogno di essere visti. Qui il film trova il suo cuore. Non nel conflitto, ma nella crepa che fa passare la luce. Un piatto cucinato insieme. Un segreto sussurrato nel corridoio. Un gesto di cura senza parole.

Perché vale il biglietto

Per la qualità dell’osservazione. Per la scrittura che non alza la voce. Per la Sicilia che non è cartolina ma spazio mentale. Perché parla di legami familiari senza moralismi e, soprattutto, senza scorciatoie. La cura formale è sobria; la messa in scena guarda ai volti, ai corridoi bui, al fruscio dei vestiti. La colonna sonora lascia aria. Quando serve, tace.

Non sono indicati qui l’anno di produzione e i dettagli di distribuzione nazionale. La visione a Rho è però un’occasione concreta per incontrare una nuova voce autoriale. Se state cercando un racconto che non vi tenga per mano, ma vi accompagni a passo lento, questo è il treno giusto.

Uscendo dalla sala, la domanda resta semplice: qual è l’ultimo gesto antico che ti ha fatto sentire a casa, anche senza una “tacca” sul telefono?