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Referendum 2026: Assegnazione e Ripartizione degli Spazi per la Propaganda Approvata dalla Giunta Comunale

Arrivano i tabelloni, i muri si fanno palestra di idee, e la città cambia passo. È il momento in cui le parole smettono di stare online e tornano a vivere nelle piazze, a un palmo dal nostro sguardo distratto. Qui comincia davvero il Referendum 2026.

La scena è semplice. Un mattino, davanti al mercato, compaiono i pannelli color sabbia. Li vedi e capisci che la campagna referendaria è entrata nella fase concreta. Non servono grandi proclami: bastano quei rettangoli allineati per dire che la partita si gioca alla luce del sole.

Dietro c’è un lavoro tecnico, poco visibile e molto importante. Perché la propaganda in Italia ha regole precise. I tabelloni pubblici non sono un favore, sono un diritto. Servono a garantire pari condizioni a chi sostiene il Sì, a chi sostiene il No e a chi partecipa al dibattito con strumenti riconosciuti dalla legge.

E qui arriva il punto che conta.

Con deliberazione di Giunta comunale n. 18 del 19 febbraio 2026 è stata approvata l’assegnazione e ripartizione degli spazi per la propaganda del Referendum 2026. È l’atto che mette ordine: definisce dove si montano i pannelli, come si dividono i riquadri, a chi spettano e in quale sequenza. È un passaggio previsto dalla normativa nazionale (la disciplina sulle affissioni elettorali e la legge sui referendum lo richiedono da decenni) e porta due garanzie essenziali: trasparenza e parità.

I criteri, nella prassi, seguono un filo chiaro. Gli spazi vengono distribuiti nei quartieri più frequentati, vicino a uffici pubblici, fermate del trasporto e luoghi di transito. Ogni comitato abilitato ottiene una sezione identica per dimensioni. L’ordine dei riquadri non è discrezionale: si basa su regole fissate a livello nazionale e su elenchi ufficiali. L’obiettivo è semplice: tutte le voci devono poter essere viste, nessuna deve oscurare l’altra.

Esempio concreto. Se passi davanti alla stazione e trovi un manifesto del Sì accanto a uno del No, quello è l’effetto della ripartizione: stessa vetrina, chance uguali. Se un manifesto copre un altro, non è “furbizia”, è irregolarità. In quei casi l’Ufficio Elettorale o la Polizia Locale intervengono e sono previste sanzioni amministrative per le affissioni abusive.

Cosa cambia per cittadini e comitati

Per chi vota, cambia la qualità dell’informazione nello spazio pubblico. I pannelli elettorali aiutano a orientarsi senza algoritmi, a confronto diretto. Cammini, leggi, ti fermi. Ti fai un’idea anche se non la cercavi.

Per chi fa campagna, la delibera è la mappa. Indica i luoghi, i numeri, le regole di utilizzo. In genere il Comune pubblica l’elenco delle postazioni e la planimetria sull’albo pretorio online e in bacheca fisica. Se un dettaglio non è ancora visibile, non c’è mistero: può trattarsi solo dei tempi tecnici tra approvazione e pubblicazione.

Le regole che tengono in piedi il gioco

La propaganda referendaria ha paletti chiari: spazi dedicati, divieto di affissioni fuori dai tabelloni, rimozione dei materiali irregolari. È un equilibrio collaudato, affinato nel tempo. Conta più la cornice che il rumore. E la cornice la fanno gli atti ufficiali come questa delibera.

Un’ultima nota di esperienza. Quei riquadri non sono carta: sono inviti a una conversazione civile. Succede spesso che un anziano indichi a un ragazzo un manifesto e racconti un vecchio referendum. O che una madre si fermi con il passeggino e legga ad alta voce due frasi, una per parte, per spiegare la differenza. È lì che la democrazia respira.

Quando passerai davanti al primo tabellone, forse non noterai la deliberazione n. 18. Noterai, però, la simmetria degli spazi. Ti sembrerà un dettaglio. In realtà è una promessa: qui decidiamo insieme, alla luce del giorno. Quanto tempo ti concederai, stavolta, per fermarti a leggere?