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Presentazione del Nuovo Libro ‘Ruah’ di Sergio Garavaglia: Appuntamento il 6 Marzo alla Sala Civica Lodi

Un titolo che sa di respiro, una sera di fine inverno, una sala piena di voci e attese: la presentazione di “Ruah” promette quell’incontro raro in cui un libro non si limita a uscire, ma entra. Venerdì 6 marzo, alle 21, a Lodi.

Venerdì 6 marzo, ore 21. Appuntamento alla Sala Civica Dott. Angelo e Dott. Roberto Lodi, nel cuore della città. Lì, Sergio Garavaglia presenta il suo nuovo libro, “Ruah”. È un invito semplice, diretto. Chi ama leggere sa che alcune serate, senza clamori, restituiscono densità alle giornate. Questa sembra una di quelle.

La cornice conta. Lodi è una città di media dimensione, poco più di 45 mila abitanti secondo i dati ufficiali più recenti, con il passo delle comunità che si riconoscono nelle piazze e nelle sale civiche. Qui, gli incontri non sono soltanto eventi. Diventano conversazioni allargate. Ci si guarda, si ascolta, si replica con misura. E i libri, spesso, trovano casa.

Il titolo “Ruah” accende una curiosità immediata. In ebraico significa “respiro”, “soffio”, “spirito”. Non serve essere specialisti per sentire che c’è qualcosa di essenziale in queste parole. Da dove nasce il respiro di una storia? Cosa resta quando le trame si spogliano? Il punto centrale della serata, però, non è solo il titolo. È l’incontro vivo con chi lo ha scritto.

Incontri così tengono insieme due desideri: capire e sentirsi capiti. Se c’è un luogo dove succede, è una sala civica. Pubblico misto, sedie che scricchiolano, una luce calda. Entrano domande pratiche: si potrà acquistare il libro in sede? Ci sarà il firmacopie? Al momento non risultano informazioni ufficiali confermate su questi dettagli. È consigliabile arrivare con qualche minuto d’anticipo e tenere d’occhio gli aggiornamenti degli organizzatori.

Chi è Sergio Garavaglia

Di Sergio Garavaglia colpisce il profilo discreto e concreto. Autore che lavora sul linguaggio nitido, vicino alla vita quotidiana, attento al ritmo della frase corta. Non cede alla retorica. Predilige la chiarezza. In passato ha frequentato circuiti culturali lombardi e platee di dimensioni umane, dove lo scambio non si perde nel rumore. “Ruah”, in questo percorso, arriva come un passaggio naturale: un titolo che fa spazio, un contenuto che, verosimilmente, cerca il punto in cui la voce di chi scrive incontra il fiato di chi legge.

Perché “Ruah” ci riguarda

C’è una fame di parole pulite. Di storie che non alzano la voce e però restano. “Ruah” promette questo: un invito a fare posto all’aria, al gesto minimo, al dettaglio che chiarisce un giorno intero. Si può immaginare un capitolo che si apre con una finestra lasciata socchiusa. O una scena di treno, nei cinquanta minuti tra Milano e Lodi, con un taccuino e una penna. Non servono effetti speciali. Serve battere il tempo giusto.

La presentazione di venerdì è anche un piccolo test per la comunità dei lettori locali: quanta curiosità sappiamo ancora mettere in circolo? Quanta pazienza nel seguire un pensiero che non si esaurisce in due righe? Serate così, in una sala civica, rispondono con i corpi presenti, con gli sguardi, con il gesto semplice di chi appoggia il cappotto sulla spalliera e resta fino alla fine.

Chi verrà troverà un clima diretto, parole misurate, zero effetti speciali. E forse uscirà con la sensazione che leggere, in fondo, è un atto fisico: un entrare e uscire d’aria. Il resto lo fa il silenzio dopo l’applauso. Lo senti anche tu, quando chiudi un libro e ti resta addosso come un fiato?