Una mattina di luglio, in un orto tra Milano e il Ticino, le foglie del roseto sembrano merletti. Brillano al sole, ma qualcosa non torna: piccoli lampi verde-metallo si muovono lenti. È lì che ci accorgiamo che l’estate in Lombardia ha un nuovo protagonista, e che la convivenza richiede testa fredda, gesti coordinati, regole semplici.
In Lombardia il coleottero giapponese — la famigerata Popillia japonica — non è più una curiosità entomologica. È una presenza concreta che riguarda giardini, orti, tappeti erbosi e frutteti. Non fa rumore, ma lascia segni netti: foglie “scheletrizzate”, fiori rosicchiati, macchie di prato che cedono sotto i passi. Capita spesso di vederla in gruppo: quando una pianta piace, arrivano tutti.
Dal punto di vista pratico, contano i tempi. Gli adulti compaiono tra giugno e settembre, con picchi a metà estate. Mangiano di tutto — oltre 300 specie di piante — e misurano 8–12 millimetri. Le larve passano l’autunno e l’inverno nel suolo, dove si nutrono delle radici dei prati. È un ciclo annuale che si ripete, e che possiamo interrompere in più punti.
Aspetto inconfondibile: corpo verde metallico, elitre rame, cinque ciuffetti bianchi per lato sul ventre e uno doppio in fondo. Se vedete rosai, vite, tigli o susini con le foglie ridotte a reticolo, fermatevi a guardare meglio. Al mattino presto gli adulti sono più lenti: è il momento giusto per raccoglierli a mano con un barattolo d’acqua e sapone. Non è elegante, ma funziona.
Fin qui il quadro. Il punto centrale, però, è un altro: come muoverci insieme, senza improvvisare, seguendo le indicazioni di chi coordina la difesa in campo.
Il Servizio Fitosanitario Regionale in Lombardia punta su attenzione, segnalazioni e interventi mirati. In pratica: Fate una segnalazione quando vedete l’insetto o i danni sospetti: foto nitida, posizione precisa, data, pianta colpita. Usate i canali ufficiali del Servizio (sito, moduli dedicati, contatti territoriali). Se richiesto, consegnate un campione in contenitore chiuso.
Non spostate materiale a rischio dalle aree infestate: zolle con terra, sfalci, compost non maturi, piante in vaso con terriccio. È la via più comune di diffusione “involontaria”. Evitate le trappole fai-da-te con attrattivi: attirano molti adulti e, in giardino, spesso peggiorano i danni. Le trappole servono al monitoraggio tecnico, non come cura domestica.
Proteggete le piante più colpite: teli antinsetto sulle colture basse, raccolta manuale all’alba o al tramonto, scosse leggere ai rami sopra un telo. Gestite il prato pensando alle larve: ridurre l’irrigazione in piena estate nei periodi di ovideposizione può sfavorire le uova; i trattamenti con nematodi entomopatogeni o batteri specifici vanno fatti quando le larve sono giovani (fine estate-inizio autunno). Seguite etichetta e tempi.
Per i trattamenti sugli adulti, usate solo prodotti autorizzati, con attenzione agli impollinatori e alle ore fresche. In caso di dubbio, confrontatevi con un tecnico.
In Lombardia il primo rinvenimento accertato risale a metà degli anni 2010 nell’area del Ticino. Da allora l’insetto si è espanso: i confini cambiano di anno in anno, e le mappe ufficiali sono l’unico riferimento affidabile. Quando non ci sono dati aggiornati, meglio sospendere il giudizio che rincorrere voci.
La verità, alla fine, sta in piccoli gesti ripetuti. Un cestello di adulti raccolti oggi, una segnalazione ben fatta domani, un vicino informato dopodomani. È così che un problema “estraneo” diventa una responsabilità condivisa. Domani mattina, passando accanto a quel roseto, ci fermeremo ancora: cosa scegliamo di fare, noi, davanti a quelle foglie che brillano troppo?