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Peste suina: la situazione in Lombardia

Dopo il ritrovamento di alcune carcasse di cinghiali affetti da peste suina, al confine tra Piemonte e Liguria, Regione Lombardia ha deciso di istituire una task force per monitorare la situazione.

L’Unità di crisi, che fa capo all’assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi di Regione Lombardia, Fabio Rolfi, è coordinata dalla U.O. Veterinaria della Regione e comprende anche rappresentanti delle direzioni agricoltura, Protezione civile, Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, dipartimenti veterinari delle Ats, Polizia provinciale e Carabinieri forestali.

In merito ai provvedimenti adottati, Rolfi ha spiegato: “Abbiamo deciso di sospendere al momento le forme di attività venatoria vagante e collettiva al cinghiale in provincia di Pavia, il territorio più a rischio vista la vicinanza territoriale con i casi registrati in Piemonte e Liguria, per evitare spostamenti rapidi dei cinghiali”.

“La peste suina – ha aggiunto – rappresenta un disastro per l’export di un comparto strategico come quello dei suini. In Lombardia è allevato il 53% dei capi a livello nazionale. Quindi faremo di tutto per contrastare l’arrivo e la diffusione di questa malattia portata dalla fauna selvatica”.
I dati sulla distribuzione dei capi di allevamento parlano infatti di Varese con 863, Como 2.151, Sondrio 2.105, Milano 73.341, Bergamo 370.131, Brescia 1.330.967, Pavia 239.950, Cremona 954.804, Mantova 1.120.207, Lecco 2.881, Lodi 364.637 e Monza e Brianza 3.203.

“Ora che abbiamo la peste suina africana in casa – ha concluso Rolfi – serve un’azione massiccia del Governo per incrementare l’attività di contrasto al cinghiale, coinvolgendo i carabinieri forestali e ampliando il periodo di caccia”.