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La Lombardia zona rossa: Fontana e Sala contrari

Il governatore Attilio Fontana e il sindaco di Milano Giuseppe Sala contestano la decisione del Governo di far rientrare la Lombardia tra le regioni con le misure più restrittive.

Stando all’ultimo decreto approvato dal Governo, e che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 6 novembre, l’Italia è stata infatti suddivisa in aree caratterizzate da una gravità legata all’elevata occupazione delle terapie intensive e all’indice di contagio sopra a 1.
Per semplicità, forse, a ogni regione è stato assegnato un colore: verde, arancione e rosso.

In accordo con il Comitato tecnico scientifico, le regioni che hanno ricevuto il colore rosso sono la Lombardia, il Piemonte, la Calabria e la Valle d’Aosta. La prima contestazione avanzata da molti governatori è la totale assenza di coinvolgimento in questa fase del processo decisionale.
Al di là del fatto puramente sanitario legato alla pandemia, le conseguenze a livello economico sono tutt’altro che trascurabili.

Fontana ha dichiarato: “Comunicare ai lombardi e alla Lombardia, all’ora di cena, che la nostra regione è relegata in fascia rossa senza una motivazione valida e credibile non solo è grave, ma inaccettabile. A rendere ancor più incomprensibile questa decisione del Governo sono i dati attraverso i quali viene adottata: informazioni vecchie di dieci giorni che non tengono conto dell’attuale situazione epidemiologica”.

“Le richieste formulate dalla Regione Lombardia, ieri e oggi, dunque – ha concluso – non sono state neppure prese in considerazione. Uno schiaffo in faccia alla Lombardia e a tutti i lombardi. Un modo di comportarsi che la mia gente non merita”.

Dello stesso avviso il Sindaco che sul suo profilo Facebook ha postato una domanda ironica: “Caro Governo, sono le 6 di sera, un bar milanese sta chiudendo e ancora non sa se alle 6 di domani mattina potrà riaprire. Quando glielo facciamo sapere?”.

La politica, dunque, è scontenta delle decisioni prese.
Lo è ancora di più il mondo produttivo, preoccupato per la sorte di tante imprese, specie medie e piccole, fortemente penalizzate dalle nuove restrizioni. Si era già fatta sentire la voce di Confcommercio e Coldiretti, ora si aggiungono anche quelle di Confindustria Moda che ha annunciato una perdita annua di 29 miliardi di euro per il settore, e della società che gestisce gli scali milanesi – Sea – che ha stimato un -85% di traffico aereo che avrà ricadute su un indotto che dà lavoro a 30mila persone.