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La Sfida dell’Educazione: Un Film di Umberto Carteni sulla Realtà dei Licei Difficili

Una prof di inglese con la voce che trema. Un’aula di periferia dove l’aria sa di fumo, sfide e possibilità. Nel nuovo film di Umberto Carteni la scuola diventa ring e rifugio: a Rebibbia una classe “impossibile” incontra una docente che non salva nessuno, ma resta. E quando qualcuno resta, qualcosa si muove.

Al Auditorium P. Reina di Rho

(via Filippo Meda 20) il film arriva con la rassegna Cin&città. Proiezioni martedì 12 maggio alle 17:00 e 21:00, mercoledì 13 maggio alle 21:00, giovedì 14 maggio alle 21:00. L’anno non è specificato nel programma. Il titolo non compare nel comunicato: si parla di “un film di Umberto Carteni”. Ma il cuore è chiaro. La scuola pubblica. Un liceo difficile. Una professoressa di inglese che gli studenti chiamano “Pressoré”.

La trama non gioca con l’eroismo

Gioca con la realtà. A Rebibbia, confine urbano che molti associano al carcere e pochi alla vita che ribolle oltre il GRA, una quinta scivola tra canne, telefonini, amori brevi, famiglie spezzate. Più che cattivi, i ragazzi sono stanchi. Inchiodati all’idea che “fuori” non li voglia.

Lei può scegliere: scappare, indurirsi, oppure entrare in gabbia disarmata. Sceglie la terza. Non perché sia santa. Perché insegna. E insegnare è un verbo che ha dentro “stare”.

La scuola ai margini: cosa vediamo sullo schermo

Carteni filma con passo nervoso. La macchina a mano pedina, poi si ferma e ti guarda in faccia. Niente paternalismo, niente sermoni. C’è un dispositivo narrativo inatteso (non lo anticipiamo) che ti porta dentro ogni studente. Funziona. Lo senti dalla sala che trattiene il fiato.

Il contesto parla da sé

In Italia l’abbandono scolastico precoce oscilla attorno all’11% negli ultimi dati disponibili. Nelle grandi città la forbice si allarga tra quartieri centrali e periferie. E oltre 9 ragazzi su 10 hanno uno smartphone in tasca. Il telefono diventa scudo, scappatoia, a volte unico palco. Il film non demonizza. Mostra. E nel mostrare spiega più di mille editoriali.

C’è un melting pot reale. Accenti, seconde generazioni, lavori precari in famiglia. La “Pressoré” non promette miracoli. Ascolta, sbaglia, si espone. A tratti tradisce e viene tradita. Ma resta. In quell’andare e venire di fiducia si costruisce una forma di educazione che non “aggiusta”, ma accompagna.

Quando il cinema entra in classe: perché riguarda tutti

Se hai avuto un prof che ti ha visto una volta in più, ritroverai un brivido. Se sei genitore, sentirai la fatica di dire “no” e “ci sono” nella stessa frase. Se sei studente, forse ti riconoscerai nel bisogno di una regola che non umili.

Questo non è un film a tesi

È un incontro. La regia si prende il rischio di rimanere vicino ai volti. La scrittura, firmata anche da voci che arrivano dalla letteratura, mette al centro la relazione. Senza sconti, senza retorica.

E il cinema, quando si fa così vicino, smette di essere “evento” e torna ad essere specchio. Specchio della scuola pubblica, luogo che tiene insieme conflitti e inclusione. Specchio di noi adulti, spesso più impauriti dei ragazzi che giudichiamo.

Le date di proiezione a Rho ci offrono un’occasione concreta. Uscire di casa, sedersi in platea, guardare senza distogliere lo sguardo. A volte l’educazione comincia così: qualcuno vede qualcuno. E gli lascia uno spazio in cui crescere. Tu, oggi, a chi stai lasciando quello spazio?