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La Nouvelle Vague rivive a Cin&città: un viaggio nel cinema di Richard Linklater

Una sala di provincia, luci basse, sussurri di attesa: a Rho la Nouvelle Vague torna viva e giocosa, raccontata da Richard Linklater con lo sguardo di chi ama il cinema e sa come farlo respirare sullo schermo.

A Rho, nel cuore dell’Auditorium P. Reina di via Filippo Meda 20, Cin&città ospita tre sere e un pomeriggio di immersione nella “nuova ondata” francese secondo Linklater. Le proiezioni: martedì 5 maggio alle 17:00 e 21:00, mercoledì 6 maggio alle 21:00, giovedì 7 maggio alle 21:00. Un piccolo rito laico, a cui si arriva stanchi e si esce più leggeri.

Siamo a Parigi 1959. Il vento cambia. François Truffaut e Claude Chabrol firmano i primi titoli che rompono i vecchi schemi. Manca solo Jean‑Luc Godard al debutto. Poi arriva un produttore coraggioso (Georges de Beauregard) e il passo si fa deciso. Da lì nascerà Fino all’ultimo respiro. Basta il titolo per sentire il taglio secco del montaggio, la strada come set, la macchina a mano che insegue i personaggi. È storia del cinema d’autore, ma anche storia di amicizie e sfide.

Linklater entra qui. Non come professore, ma come compagno di banco. Ha detto che, se giri tanti film, prima o poi puoi farne uno sul “fare film”. Questo è il suo. E la sua scelta più netta è il tono: niente museo, niente santini. Il film guarda quei ragazzi che furono critici prima che registi, e mostra come la teoria, quando è viva, diventa pratica, gioco, rischio calcolato.

Un cinema che sa di gioco e libertà

La forza di Linklater sta nella leggerezza. Non sminuisce, illumina. Vedi Godard che discute, provoca, ride. Vedi Truffaut e Chabrol che lo pungolano e lo sostengono. Nasce un’energia che riconosci subito: la comunità creativa che si prende sul serio senza prendersi troppo sul serio. È la stessa libertà mentale che fa saltare un’inquadratura, che accetta l’errore come stile, che apre al pubblico una porta invece di alzare un muro.

E funziona perché appoggia su fatti concreti. Il 1960 di Fino all’ultimo respiro è lì, verificabile: i jump cut che scompaginano la grammatica classica, il ritmo rubato alla strada, il budget stretto reso virtù. Linklater non finge misteri dove non ce ne sono. Quando i dati mancano, li sfuma; quando esistono, li mette bene a fuoco. Così il mito torna umano, e proprio per questo più grande.

Perché vederlo oggi a Rho

Perché ti ricorda che il cinema non è solo analisi, è anche fiducia. Fiducia nel gruppo, nel tempo rubato alle notti, nelle idee provate in corridoio prima che sul set. Vederlo al Cin&città ha un senso preciso: la sala di quartiere amplifica la dimensione collettiva. Entri con la tua storia, esci con qualche storia in più. E magari con la voglia di rivedere un classico o di provarci tu, con quello che hai.

Gli orari aiutano: più repliche, nessuna scusa. Il luogo è chiaro. La promessa pure. Un tuffo nella Nouvelle Vague filtrata dalla mano curiosa di Richard Linklater, che non celebra ma conversa. Ti mette accanto a Godard e ti chiede: quanto spazio lasci al gioco quando crei, quando scegli, quando cambi idea?

Forse è tutto qui. Un film che respira come una notte d’estate con le finestre aperte. Un movimento che torna attuale ogni volta che qualcuno decide di rischiare. E noi, seduti in platea, siamo pronti a quel piccolo rischio di libertà?