Nel portafoglio molti tengono ancora quella tessera sottile, con gli angoli consumati e l’inchiostro un po’ sbiadito. È una compagna di treni regionali, sportelli postali, check-in improvvisati. Ma ogni oggetto ha un tempo: e questa storia sta per voltare pagina.
C’è chi la chiama “la carta di papà”. Chi la tiene tra lo scontrino del pane e la tessera del supermercato. La carta d’identità cartacea è anche questo: un pezzo di vita quotidiana. Intanto, senza far troppo rumore, l’Italia ha spinto sulla Carta d’Identità Elettronica. Oggi è la regola in quasi tutti i Comuni. Ha un chip, si legge ai varchi, riduce i falsi. E risponde a un vento che soffia dall’Unione europea: documenti più sicuri, più uniformi, più semplici da controllare alle frontiere.
Non è solo tecnologia. È sicurezza. Le carte “di carta” si falsificano con più facilità. I controlli automatici agli aeroporti cercano codici e standard che molti documenti vecchi non hanno. L’Europa ha fissato regole comuni già dal 2021. In breve: le identità devono essere leggibili a macchina, con elementi anti-contraffazione chiari. L’Italia si è mossa. A oggi, sono state rilasciate oltre 40 milioni di CIE. I tempi medi di consegna vanno di solito da una settimana a dieci giorni. Il costo standard è intorno ai 22 euro, variabile per i diritti comunali. Per adulti la validità è di 10 anni; 5 anni per i minori tra 3 e 18; 3 anni sotto i 3.
Poi c’è la vita reale. A Fiumicino, a Orio al Serio, ai varchi Schengen, gli addetti passano il documento sotto uno scanner. Il cartoncino spesso chiede l’eccezione, la chiamata al supervisore, il controllo manuale. Vi è mai capitato quel minuto sospeso, mentre gli altri passano? Ecco, il sistema europeo vuole togliere proprio quel margine d’incertezza.
Il punto, però, è un altro. Dal 3 agosto 2026 la carta d’identità cartacea non sarà più valida per l’espatrio. È una data fissata dalle norme europee sulla sicurezza dei documenti. Anche se la vostra carta fosse ancora “in corso”, ai confini non conterà. Per gli usi interni come documento di riconoscimento, la regola potrà dipendere da indicazioni nazionali aggiornate: al momento non risulta un obbligo di ritiro anticipato generalizzato, ma serviranno chiarimenti ufficiali più vicini alla scadenza.
Guardate il portafoglio. Se avete ancora la versione cartacea e viaggiate in UE, programmate il passaggio alla CIE prima dell’estate 2026. Prenotate in anagrafe (sportello o portale online del Comune). Servono: fototessera recente, tessera sanitaria, il vecchio documento e il pagamento del rilascio. Per i minori è necessaria la presenza del genitore o la delega dell’altro. La CIE arriva a casa per posta tracciata; nel frattempo potete ottenere un certificato provvisorio per le necessità urgenti, ma non vale per viaggiare.
Consiglio pratico: se avete un volo a ridosso della data, non rischiate. Un check-in in Spagna o in Germania non farà eccezioni. E ricordate che fuori dall’UE serve comunque il passaporto. La CIE, però, apre anche porte digitali: SPID e servizi pubblici, fascicolo sanitario, bonus, autenticazioni veloci. È un cambio che semplifica la burocrazia di ogni giorno, non solo il tornello dell’aeroporto.
Una lettrice mi ha scritto: “Tengo ancora la carta di mia madre, con la calligrafia del funzionario del 1989. Mi dispiace buttarla.” La capisco. Ma un documento non è la memoria. Quella resta, e viaggia leggera. Quando vi capiterà di passare in un e-gate con la vostra CIE, quasi senza fermarvi, forse penserete al vecchio cartoncino come a un biglietto usato: ha portato lontano, ha fatto il suo. E ora, dove andiamo?