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Imane Fadil: escluso il coinvolgimento dei medici nella morte

L’inchiesta sulla morte di Imane Fadil, testimone nell’ambito dei processi sul caso Ruby, aveva portato all’iscrizione nel registro degli infagati di 12 medici della clinica Humanitas che l’avevano avuta in cura.

Il Gup aveva quindi disposto una consulenza da parte di un pool di esperti coordinato dal medico legale Cristina Cattaneo per far luce sui fatti.
I risultati della perizia hanno escluso questa eventualità: “Non si ravvede alcuna responsabilità professionale da imputare sotto il profilo penalistico a carico dei sanitari intervenuti”.

Fedil, 34 anni di origine marocchina, sarebbe dunque deceduta nel 2019, dopo due mesi di agonia, a seguito di una patologia rara chiamata aplasia midollare e non, come si era ipotizzato in un primo tempo, per avvelenamento. Per questa ipotesi si era addirittura pensato all’impiego di sostanze radioattive. Una lunga serie di accertamenti aveva però escluso questa ipotesi.

Per il caso Fadil era stata avanzata una richiesta di archiviazione per omicidio contro ignoti ma il gip aveva chiesto nuove indagini che avevano poi portato all’iscrizione dei 12 medici nel registro degli indagati.