Una piccola città può alzare la voce quando serve. A Cusano Milanino, tra le luci dei negozi e il passo frettoloso della sera, la politica locale sceglie di non girarsi dall’altra parte e chiama per nome la ferita: la repressione. Da qui parte un messaggio semplice e netto, diretto a chi lotta ogni giorno per diritti e dignità.
Cusano Milanino Condemna la Repressione in Iran: Solidarietà e Sostegno alla Lotta per la Libertà
Non è solo un atto formale. È una presa di posizione che nasce da vicino e guarda lontano. La Giunta di Cusano Milanino condanna la repressione in Iran e sostiene la lotta per la libertà del popolo iraniano. Lo fa richiamando i valori che dovrebbero tenere insieme ogni comunità: democrazia, pluralismo, tutela dei diritti umani.
Prima di arrivare al cuore della decisione, vale la pena fermarsi un istante. Che cosa significa, oggi, dire “stiamo con chi chiede libertà”? Significa riconoscere che i confini non blindano la coscienza. Significa capire che l’eco di un grido, se ascoltato, diventa invito all’azione.
Perché conta una presa di posizione locale
Una voce locale pesa perché costruisce contagio civico. Quando un Comune parla chiaro, la cittadinanza si riconosce in un patto. Le istituzioni dicono: qui contano le persone, contano i diritti, conta la responsabilità. La dichiarazione di Cusano Milanino non è un gesto isolato nel vuoto. Dal 2022, l’Iran ha visto proteste diffuse dopo la morte di Mahsa Amini. Secondo stime indipendenti e osservatori internazionali, ci sono state centinaia di vittime e migliaia di arresti. In diversi casi sono stati segnalati processi rapidi e condanne gravissime. Non tutti i numeri sono confermati in modo pubblico e completo, ma il quadro resta chiaro: chi scende in strada rischia molto.
Un’amministrazione, davanti a questo, fa la cosa più semplice e insieme più necessaria: prende posizione. Lo fa a voce alta, per dire che la solidarietà non è un accessorio. È sostanza civile. È linguaggio quotidiano. È una panchina dedicata, un’aula comunale aperta a un incontro, una serata di lettura, una bandiera alla finestra, un minuto di silenzio in Consiglio.
Cosa può fare una città, davvero
La condanna pubblica non esaurisce il compito. Da qui può nascere altro. Spazi concessi alle associazioni della diaspora. Incontri con scuole e biblioteche per parlare di libertà e uguaglianza. Supporto a reti che offrono assistenza legale e psicologica ai rifugiati. Collaborazioni con città vicine per moltiplicare visibilità e pressione morale. Sono azioni alla portata di un Comune medio. Sono gesti concreti, misurabili, che trasformano le parole in pratica.
La Lombardia conosce già questa energia. A Milano e nell’hinterland, la comunità iraniana ha organizzato presìdi e momenti di ascolto. Molti cittadini hanno partecipato senza etichette. Con cartelli semplici: “Donna, Vita, Libertà”. Tre parole che parlano a tutti, anche a chi non ha mai messo piede a Teheran. È qui che una scelta istituzionale e un’emozione privata si incontrano: nella vita comune, nella piazza, nei nomi che impariamo a pronunciare perché non restino lontani.
Il punto, alla fine, è capire che cosa difendiamo quando diciamo “valori democratici”. Difendiamo la possibilità di dissentire senza paura. Difendiamo l’idea che lo Stato tuteli, non punisca. Difendiamo la dignità del corpo e della voce. La Giunta comunale di Cusano Milanino lo dice con chiarezza, e questo conta.
Forse non cambierà tutto in un giorno. Ma può accendere una luce. La vediamo da qui? E, soprattutto, siamo disposti a tenerla accesa quando il vento si alza?




